Sul fondo dell’oceano, a centinaia di chilometri dalla costa americana, un vulcano potrebbe nascondere una fonte di energia ancora poco sfruttata. Un gruppo di ingegneri è riuscito a utilizzare il calore proveniente dalle profondità marine per alimentare un generatore elettrico, ottenendo per la prima volta un risultato particolarmente interessante: per alcuni secondi il sistema ha prodotto più elettricità di quanta ne consumasse. L’esperimento è stato condotto dalla società statunitense Endurance Energy presso Axial Seamount, un vulcano sottomarino situato a circa 480 chilometri dalle coste dell’Oregon. La struttura si trova a circa 1.500 metri sotto la superficie del Pacifico ed è caratterizzata dalla presenza di sorgenti idrotermali, dalle quali fuoriesce acqua riscaldata dalle rocce fuse presenti nel sottosuolo. Il principio utilizzato è simile a quello delle centrali geotermiche terrestri. L’acqua marina penetra nelle fratture del fondale, si riscalda a contatto con le rocce e ritorna verso l’oceano attraverso aperture naturali. Gli ingegneri hanno cercato di sfruttare questa differenza di temperatura per alimentare una turbina collegata a un generatore.
Il dispositivo sperimentale, chiamato Adélie, è stato installato sul fondale attraverso un sistema di tubazioni. Inizialmente il gruppo aveva realizzato un pozzo profondo circa 16 metri sotto il fondale marino, dal quale fuoriusciva acqua a circa 260 gradi Celsius. La quantità d’acqua disponibile, però, non era sufficiente per far funzionare il generatore. La soluzione è stata collegare il dispositivo a una sorgente idrotermale naturale nelle vicinanze. Durante il test del 27 settembre, l’acqua raggiungeva circa 281 gradi Celsius. A quella profondità, l’elevata pressione impedisce all’acqua di trasformarsi immediatamente in vapore nonostante le temperature molto elevate. La turbina ha raggiunto circa 26.000 giri al minuto. Secondo i dati comunicati dall’azienda, durante una finestra di 8,7 secondi il sistema ha prodotto un surplus mediano di circa 2 kilowatt, con un picco di 16,5 kilowatt, dopo aver sottratto l’energia consumata da pompe e componenti ausiliari. Il risultato è promettente, ma non significa che sia già possibile costruire centrali elettriche sottomarine capaci di funzionare continuamente. Il test si è interrotto quando un sistema di sicurezza ha bloccato la batteria per proteggerla da una corrente eccessiva. Un successivo tentativo di riavvio è stato compromesso dal guasto di un cavo di alimentazione. Endurance Energy sta già lavorando a una versione aggiornata, chiamata Gentoo, con l’obiettivo di raggiungere una potenza di La società guarda anche a un possibile impiego commerciale a Tonga, dove vorrebbe avviare un primo progetto nel 2027. Restano da verificare anche gli effetti ambientali di impianti di questo tipo. Le sorgenti idrotermali ospitano infatti comunità biologiche particolari, che dipendono dalle sostanze chimiche presenti nell’acqua. Saranno necessarie osservazioni più lunghe per capire come eventuali installazioni possano influenzare questi ecosistemi. Per ora, il risultato dimostra soltanto che è possibile ottenere un surplus elettrico per un breve intervallo. La vera sfida sarà riuscire a mantenere questa produzione per mesi o anni.


