Un tempo i marinai versavano olio sui mari in tempesta per calmarli. La cosa incredibile è che funzionava davvero

Un tempo i marinai versavano olio sui mari in tempesta per calmarli. La cosa incredibile è che funzionava davvero

Per secoli i marinai hanno utilizzato un metodo curioso per affrontare il mare in tempesta: versare olio nell’acqua per ridurre la forza delle onde. Quella che poteva sembrare una superstizione aveva in realtà una spiegazione scientifica, tanto che il fenomeno attirò anche l’attenzione di Benjamin Franklin. Nel 1757, durante un viaggio in nave, Franklin notò che alcune zone del mare apparivano insolitamente calme dietro determinate imbarcazioni. Chiese spiegazioni al capitano e scoprì che i marinai conoscevano già quel sistema: versavano nell’acqua residui oleosi, spesso provenienti dalla cucina, per attenuare il moto ondoso. Franklin decise di verificare personalmente il fenomeno. Durante alcuni esperimenti negli stagni inglesi, osservò che anche una piccola quantità di olio poteva diffondersi rapidamente sulla superficie, formando una pellicola sottile e rendendo l’acqua molto più liscia. In uno dei suoi resoconti descrisse un effetto che si estendeva progressivamente su un’area considerevole. La spiegazione, però, è più complessa del semplice fatto che l’olio impedisca al vento di muovere l’acqua. La pellicola superficiale modifica le interazioni tra aria e mare e ostacola alcuni movimenti della superficie. Si generano anche le cosiddette forze di Marangoni, legate alle differenze di tensione superficiale, che contribuiscono a dissipare l’energia delle onde.

Un episodio storico particolarmente significativo avvenne il 15 novembre 1883. La nave Martha Cobb incontrò la Grecian, un’imbarcazione in difficoltà durante una violenta tempesta. Le scialuppe della nave in pericolo erano state distrutte e il comandante temeva che le onde avrebbero reso impossibile il salvataggio. L’equipaggio decise allora di versare in mare petrolio e olio di pesce, cercando di creare una zona più tranquilla attorno alle imbarcazioni. Dopo circa venti minuti, secondo il resoconto del capitano, le onde smisero di infrangersi con la stessa violenza nell’area interessata. La manovra permise di avvicinarsi alla nave in difficoltà e portare avanti il soccorso. Nel 2017, ricercatori della Scripps Institution of Oceanography e della Woods Hole Oceanographic Institution hanno ripreso quell’episodio per sviluppare un nuovo modello sull’interazione tra vento e onde. I risultati hanno contribuito a spiegare come una sottile pellicola oleosa possa ridurre l’energia trasferita alla superficie del mare. Oggi versare deliberatamente olio nell’oceano sarebbe una pratica inaccettabile per le conseguenze ambientali. Ma la storia dello storm oil dimostra come un’antica conoscenza dei marinai avesse individuato un fenomeno fisico reale, molto prima che la scienza riuscisse a spiegarlo.

https://www.zmescience.com/science/news-science/sailors-used-to-pour-oil-on-raging-seas-to-calm-them-the-crazy-part-is-that-it-actually-worked

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