A Venezia record di topi a causa del Mose

La riduzione delle acque alte grazie al Mose potrebbe aver favorito la proliferazione dei ratti a Venezia, eliminando un fattore naturale che contribuiva a limitare la sopravvivenza delle cucciolate.

A Venezia record di topi a causa del Mose

Da quando il Mose protegge Venezia dalle maree più alte, nelle calli e nei palazzi del centro storico si incontrano più facilmente anche i ratti. La possibile relazione tra i due fenomeni è emersa nelle ultime settimane, dopo le segnalazioni di residenti e commercianti che lamentano una presenza crescente di roditori. Le barriere mobili, entrate in funzione nel 2020, hanno ridotto sensibilmente gli allagamenti della città, modificando però anche le condizioni ambientali in cui questi animali vivono e si riproducono. Per comprendere il fenomeno bisogna considerare cosa accadeva prima dell’attivazione del Mose. Durante le acque alte, la marea raggiungeva scantinati, cavità dei muri e altri ambienti utilizzati dai ratti come rifugio. L’acqua poteva sommergere le tane e provocare la morte dei piccoli, soprattutto nelle prime settimane di vita, quando non sono ancora in grado di allontanarsi autonomamente. Secondo quanto riferito dall’esperto Roncali alla Nuova Venezia, queste inondazioni contribuivano a limitare la sopravvivenza delle cucciolate. Con la diminuzione degli allagamenti, una parte di questo fattore naturale di mortalità sarebbe venuta meno. La capacità riproduttiva dei ratti rende plausibile un aumento rapido della popolazione quando le condizioni diventano favorevoli. Una femmina può partorire sette o otto volte all’anno, con cucciolate che possono arrivare fino a sedici piccoli. A Venezia sono presenti soprattutto due specie: il ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus), comunemente chiamato pantegana, che frequenta gli ambienti più bassi e umidi, e il ratto nero (Rattus rattus), particolarmente abile nell’arrampicarsi e capace di occupare anche le parti elevate degli edifici. Entrambi trovano nella struttura urbana veneziana numerosi spazi dove nascondersi.

Il collegamento con il Mose rimane comunque un’ipotesi da verificare attraverso dati sistematici sulla consistenza delle popolazioni. Le osservazioni dei cittadini e degli operatori del settore indicano una maggiore presenza di roditori, ma non permettono da sole di stabilire quanto dell’eventuale aumento dipenda dalla riduzione delle maree e quanto da altri fattori, come la disponibilità di cibo e di rifugi. Il caso mostra una possibile conseguenza ecologica della trasformazione delle condizioni idrauliche cittadine. Il Mose continua a svolgere la funzione per cui è stato progettato, proteggendo Venezia dalle maree più pericolose, mentre la gestione dei roditori richiede interventi specifici di prevenzione e derattizzazione. Le cavità e gli ambienti sotterranei che un tempo venivano periodicamente invasi dall’acqua possono oggi offrire alle cucciolate condizioni di sopravvivenza più favorevoli.

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