Un dinosauro grande più o meno come un tacchino, pesante circa 12 chilogrammi e probabilmente specializzato nel mangiare frutta: è Infernogallus jamesi, il «pollo infernale» che visse tra 68 e 66 milioni di anni fa, insieme a dinosauri come Tyrannosaurus rex e Triceratops. Le sue caratteristiche suggeriscono che fosse tra i primi dinosauri frugivori conosciuti, cioè animali che si nutrono soprattutto di frutti.
A descrivere la nuova specie e il nuovo genere, sulla base dell’analisi di cinque esemplari, è un gruppo di scienziati statunitensi e canadesi in uno studio pubblicato su Nature Communications. Il cranio ha fornito indizi importanti sulla dieta e sul modo in cui Infernogallus lavorava il cibo.
«È piuttosto raro che gli animali si specializzino in una dieta a base di frutta, quindi quando succede sviluppano adattamenti notevoli», afferma Thomas Dudgeon, biologo evoluzionista al Royal Ontario Museum, in Canada. «L’anatomia di Infernogallus è bizzarra per un dinosauro e abbiamo capito subito di trovarci di fronte a qualcosa di speciale».
Il dinosauro aveva un becco ricurvo, simile a quello dei pappagalli o delle tartarughe attuali, ma il suo morso era molto meno potente di quello di animali con caratteristiche analoghe. Non avrebbe quindi potuto rompere noci, semi o gusci duri. Non sembra neppure che mangiasse vegetali fibrosi come le felci: gli mancavano i denti adatti a triturarli e, nell’apparato digerente dell’esemplare più completo, non sono state trovate tracce di gastroliti, pietre ingerite da alcuni animali per aiutare a sminuzzare il cibo.
Le scansioni tomografiche hanno mostrato che i muscoli della mascella erano orientati da davanti a dietro, anziché dall’alto verso il basso. Durante la masticazione, quindi, le mascelle si muovevano avanti e indietro. È una disposizione relativamente rara, presente soprattutto in animali con apparati mandibolari complessi, come gli esseri umani e alcune specie di pappagalli che si nutrono quasi esclusivamente di frutta.
Anche il palato offre un indizio: al posto dei denti, Infernogallus aveva due superfici ossee con creste e solchi. «Durante il movimento anteroposteriore della mandibola, il contatto tra le mascelle superiore e inferiore, ricche di rilievi, avrebbe permesso di tagliare, schiacciare o triturare i cibi morbidi, come con un mortaio e un pestello», scrivono i ricercatori.
Sulla base di queste caratteristiche e del confronto con i pappagalli moderni, il gruppo ipotizza che Infernogallus si nutrisse soprattutto di drupe: frutti come pesche e ciliegie, con un unico seme grande circondato da polpa morbida. La dieta resta però un’ipotesi, e ricostruire quali frutti fossero disponibili all’epoca è complicato: la frutta era comparsa relativamente da poco nell’era dei dinosauri.
I ricercatori collocano l’origine dei caenagnatidi, la famiglia a cui appartiene Infernogallus, tra 107 e 118 milioni di anni fa. Secondo dati precedenti, le prime drupe iniziarono a comparire verso l’estremo più antico di questo intervallo. I primi caenagnatidi, come Microvenator, svilupparono presto alcune caratteristiche che potrebbero averli aiutati a sfruttare questa nuova risorsa. Quando comparve Infernogallus, tra 68 e 66 milioni di anni fa, la sua anatomia era ormai ben adattata a una dieta a base di frutta.
«La coincidenza temporale tra la comparsa degli adattamenti nei caenagnatidi e la diversificazione e l’aumento di dimensioni delle angiosperme da frutto è coerente con l’ipotesi che la lavorazione orale della frutta costituisse una parte significativa della dieta dei caenagnatidi», scrivono gli autori. Le angiosperme sono le piante che producono fiori e, in molti casi, frutti.
La specializzazione alimentare potrebbe però aver avuto anche un costo. Secondo i ricercatori, gli adattamenti che aiutarono i caenagnatidi a prosperare per decine di milioni di anni potrebbero averli resi più vulnerabili quando, alla fine del Cretaceo, l’impatto dell’asteroide sconvolse gli ecosistemi terrestri. Infernogallus era piccolo, probabilmente aveva un metabolismo simile a quello degli uccelli e seguiva una dieta erbivora: caratteristiche che, da sole, avrebbero potuto favorire la sopravvivenza.
«Le nostre analisi suggeriscono tuttavia che avesse una dieta altamente specializzata, composta in gran parte da alimenti sporadici o stagionali (la polpa dei frutti), anziché da risorse disponibili in modo costante (i semi al loro interno)», scrivono i ricercatori. «Studi precedenti suggeriscono che la capacità di accedere a fonti di cibo persistenti sia stata probabilmente un fattore chiave per la sopravvivenza, quando alla fine del Cretaceo crollarono le risorse primarie alla base delle reti alimentari terrestri».
Serviranno altri studi per capire se questi dinosauri contribuivano anche a disperdere i semi, mangiando i frutti come fanno molti frugivori odierni. Intanto, la scoperta aggiunge un nuovo protagonista alla storia dei dinosauri: un piccolo «pollo infernale» che forse sgranocchiava ciliegie mentre, poco lontano, un T. rex affrontava un Triceratops.
Fonte: sciencealert.com


