Il 16 novembre 1992, un metal detector usato per cercare un martello smarrito individuò vicino a Hoxne, nel Suffolk, in Inghilterra, un tesoro di 14.865 monete romane, insieme a gioielli d’oro e vasellame d’argento. Il ritrovamento, noto come tesoro di Hoxne, è considerato dal British Museum il più ricco tesoro mai rinvenuto nella Britannia romana. Anche il martello cercato quel giorno è oggi nella collezione del museo.
A trovare i primi oggetti fu Eric Lawes, residente a Hoxne, che aveva ricevuto un metal detector in regalo per la pensione. Stava aiutando l’affittuario del terreno, Peter Whatling, a recuperare il martello smarrito. Dopo aver individuato monete antiche e cucchiai d’argento, Lawes e Whatling segnalarono subito la scoperta al Suffolk County Council, proprietario del campo. Lawes aveva già estratto alcuni reperti, ma interruppe lo scavo e lasciò il resto agli archeologi.
Il giorno seguente, una squadra della Suffolk Archaeological Unit guidata da Judith Plouviez condusse uno scavo d’emergenza controllato. Il deposito fu rimosso in piccoli blocchi di terra, per documentare in laboratorio la disposizione degli oggetti; il giorno dopo i reperti furono portati a Londra per essere studiati. Catherine Johns e Roger Bland, del British Museum, descrissero le prime fasi del lavoro in un rapporto pubblicato nel 1994. La Linda Hall Library ricorda che la scelta di Lawes di affidarsi agli specialisti contribuì a migliorare la considerazione degli archeologi nei confronti di chi usa il metal detector.
Il registro del patrimonio storico della contea elenca 565 monete d’oro, chiamate solidi, 14.191 monete d’argento, per la maggior parte siliquae, e 24 monete di bronzo. Molte delle monete d’argento erano state tosate, cioè private di una parte del bordo. Nel settembre 1993, durante l’aratura del campo, furono trovati altri quattro solidi d’oro e 81 siliquae d’argento. Il totale arrivò così a 569 monete d’oro e 14.272 d’argento: 14.865 monete in tutto.
I gioielli d’oro comprendevano una catena da corpo, sei collane, tre anelli e 19 bracciali. Su uno di questi è incisa la frase latina «VTERE FELIX DOMINA IULIANE», un augurio rivolto a una donna di nome Juliane. Il vasellame d’argento includeva 78 cucchiai, 20 mestoli, nove strumenti da toilette, piccole ciotole, un piatto, due vasi decorati, colini, quattro pepaiole e un manico a forma di tigre. Su dieci cucchiai compare il nome «AVRVRSICINI», riferito ad Aurelius Ursicinus. Quattro ciotole piccole e un piatto erano impilati; paglia e tessuti potrebbero essere stati usati per imballarli. Furono recuperati anche frammenti d’avorio, placchette d’osso intarsiato e due lucchetti d’argento.
La catena da corpo d’oro misura circa 84 centimetri quando è distesa e pesa circa 250 grammi. Le sue elaborate maglie intrecciate formano una fascia piatta, non una catena rotonda. Al centro, un’ametista è circondata da quattro granati; altri quattro alloggiamenti, oggi vuoti, potrebbero aver contenuto perle. La chiusura è decorata con una moneta d’oro dell’imperatore Graziano, coniata tra il 367 e il 375.
Secondo i curatori del British Museum, catene di questo tipo hanno una lunga storia e compaiono nell’arte ellenistica e romana, ma gli esemplari autentici sono estremamente rari. Quella di Hoxne sarebbe stata adatta a una donna esile o a un’adolescente, con una circonferenza del busto di circa 76-81 centimetri.
Tra gli oggetti più insoliti c’è la cosiddetta pepaiola dell’imperatrice, una statuetta cava d’argento datata tra il 300 e il 400. Alta circa 10 centimetri, raffigura una donna a mezzo busto con capelli, gioielli e abiti dorati. Un disco alla base può essere ruotato in tre posizioni: per chiudere il contenitore, riempirlo o spargere il pepe. La base poggia su quattro piccoli piedini a balaustro. La figura tiene nella mano sinistra un rotolo dorato e probabilmente rappresenta un’immagine imperiale generica, non una specifica imperatrice. Il pepe arrivò nel mondo romano dall’India nel I secolo d.C.; contenitori come questo sono molto rari.
Le monete più recenti del tesoro sono due esemplari di Costantino III, datati al 407 o al 408. I curatori del museo ritengono che il deposito fosse stato nascosto per sicurezza in un periodo in cui la Britannia stava uscendo dal controllo romano. Il contenitore principale doveva essere probabilmente di legno, con chiodi e rinforzi di ferro lungo un bordo.
Nel dicembre 1992 il sito fu sottoposto anche a estesi scavi clandestini, compreso lo scavo di trincee. Le indagini geofisiche del 1993 individuarono una sola struttura lineare. L’anno successivo la Suffolk Archaeological Unit scavò un’area quadrata di 30 metri per lato attorno al punto del ritrovamento, portando alla luce strutture preistoriche e postmedievali.
Il 3 settembre 1993, un’inchiesta del coroner a Lowestoft dichiarò il tesoro «Treasure Trove», una categoria giuridica che ne comportò l’ingresso nella collezione nazionale. Lawes ricevette una ricompensa di 1,75 milioni di sterline, che divise con Whatling. Nel 1994 il British Museum acquisì il tesoro grazie a importanti sovvenzioni e a numerose donazioni private. Lo studio sul ritrovamento fu pubblicato sulla rivista Britannia.
Fonte: earth.com


