I solchi di Marte sembrano scavati dall’acqua, ma gli scienziati sospettano un’altra origine

Un preprint dell’Université Paris-Saclay trova molta CO2 ghiacciata, e nessun deposito indipendente di ghiaccio d’acqua, dove i solchi marziani cambiano

I solchi di Marte sembrano scavati dall’acqua, ma gli scienziati sospettano un’altra origine

Un preprint guidato dall’Université Paris-Saclay indica che i cambiamenti recenti dei solchi di Sisyphi Cavi, una regione di depressioni vicino al polo sud di Marte, potrebbero dipendere dall’anidride carbonica stagionale e non dall’acqua. Lo studio non ha ancora completato la revisione tra pari. I solchi marziani (in inglese gullies) furono fotografati dalla sonda Mars Global Surveyor in immagini rese note nel 2000. Hanno canali stretti e depositi a ventaglio simili a quelli dell’erosione dell’acqua sulla Terra, quindi si pensò ad acque sotterranee, neve sciolta o ghiaccio interrato. Poi le immagini ripetute di Mars Reconnaissance Orbiter hanno mostrato nuovi canali, solchi che si allungano e nuovi depositi: alcune forme sono attive oggi. Uno studio NASA del 2014 ha esaminato 356 località e ha documentato cambiamenti in 38, in coincidenza con il gelo stagionale di CO2 e a temperature troppo basse per l’acqua liquida. Il nuovo lavoro ha analizzato dati infrarossi di Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Mars Express (ESA), raccolti con gli spettrometri CRISM e OMEGA. A fine primavera, quando i solchi cambiano, a Sisyphi Cavi i dati mostrano molto ghiaccio di CO2, ma nessun deposito indipendente di ghiaccio d’acqua. Questo non esclude che ne esistano piccole quantità intrappolate nel gelo di CO2, ma non ci sono prove che sia fuso o che abbia spostato sedimenti.

Il team ha rilevato anche tracce deboli di solfati e argille. I sali possono abbassare il punto di congelamento dell’acqua e permettere salamoie liquide, ma qui i segnali compaiono soprattutto sugli altopiani e vicino ai bordi delle depressioni, non accanto ai solchi attivi. Gli autori ipotizzano che l’erosione abbia portato in superficie strati più antichi. Un’altra spiegazione considerata sono i geyser di CO2 sotto lastre traslucide di ghiaccio secco: la luce scalda il suolo scuro, il gas si accumula e sfonda la lastra, lasciando macchie scure, presenti a Sisyphi Cavi. Ma le macchie compaiono tra fine inverno e inizio primavera, mentre l’erosione più duratura avviene dopo, quando il ghiaccio si assottiglia o scompare. I geyser, dunque, potrebbero contribuire solo in parte. I ricercatori preferiscono un meccanismo diverso: il gas liberato dalla sublimazione del gelo di CO2 dentro o vicino al suolo si infiltrerebbe nel sedimento sciolto, separando i granelli e riducendo l’attrito. Miscele di polvere, roccia e ghiaccio secco scivolerebbero lungo il pendio come valanghe, scavando canali e formando ventagli senza bisogno di acqua liquida. È un’ipotesi, non una misura diretta. I limiti sono dichiarati nel testo: lo studio riguarda i cambiamenti in corso a Sisyphi Cavi, non tutti i solchi di Marte. Alcuni potrebbero essere stati scavati dall’acqua e modificati poi dalla CO2, altri avere origini diverse. Il meccanismo non contraddice le prove di antichi fiumi e laghi marziani.

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