Un manoscritto di quasi 2.000 anni fa potrebbe conservare una delle più antiche testimonianze scritte sulla presunta apparizione di Gesù dopo la crocifissione. La nuova ipotesi emerge da uno studio del ricercatore indipendente spagnolo Jesús Fernández-Pedrera Correa, che ha analizzato diverse versioni di un celebre passaggio attribuito allo storico ebreo Flavio Giuseppe. Il testo, conosciuto come Testimonium Flavianum, compare nell’opera Antichità giudaiche, completata intorno al 93-94 d.C. Nel brano si legge che Gesù sarebbe apparso nuovamente vivo ai suoi seguaci il terzo giorno, in seguito alla crocifissione. Poiché il manoscritto originale non è sopravvissuto, il ricercatore ha confrontato le versioni greca, latina, araba e siriaca, tramandate attraverso copie e traduzioni realizzate nei secoli successivi. Le differenze tra queste testimonianze potrebbero aiutare a ricostruire la formulazione originaria.
Secondo Fernández-Pedrera Correa, Giuseppe Flavio potrebbe aver riportato inizialmente le dichiarazioni dei discepoli, che sostenevano di aver visto Gesù vivo dopo la morte. Successivamente, copisti cristiani avrebbero modificato il passaggio, trasformando il racconto in un’affermazione diretta della resurrezione. L’ipotesi resta tuttavia da dimostrare. Gli studiosi discutono da tempo sull’autenticità di alcune frasi del Testimonium, sospettate di essere state aggiunte successivamente da autori cristiani. La ricerca, ancora in forma di preprint, non dimostra la resurrezione, ma offre nuovi spunti per comprendere come le prime testimonianze su Gesù siano state trasmesse e modificate nel corso dei secoli.


