Nel deserto del Sahara, una roccia dal colore rosa ha conservato per miliardi di anni tracce della storia di Marte. Il meteorite, chiamato Teghaza 001, è stato trovato nel settembre 2022 nel nord del Mali, nei pressi dell’antica area mineraria di Teghaza. Le analisi hanno confermato la sua origine marziana e rivelato che alcuni dei processi che hanno modificato i suoi minerali risalgono a oltre 4,1 miliardi di anni fa.
Il campione pesa quasi 800 grammi ed è composto da otto frammenti, il maggiore dei quali raggiunge circa 440 grammi. Il suo aspetto insolito ha attirato l’attenzione degli studiosi, ma è stata soprattutto la composizione mineralogica a renderlo interessante.
La provenienza da Marte è stata riconosciuta attraverso le caratteristiche isotopiche dell’ossigeno, confrontate con quelle note dei meteoriti marziani. Questi campioni arrivano sulla Terra dopo essere stati espulsi dalla superficie del pianeta in seguito a impatti sufficientemente energetici da scagliare frammenti nello spazio. Alcuni riescono poi a entrare nell’atmosfera terrestre e a raggiungere il suolo.
Teghaza 001 appartiene alla famiglia delle shergottiti, una classe relativamente comune tra i meteoriti provenienti da Marte. Le prime indicazioni, tuttavia, non raccontavano tutta la sua storia. Quando la ricercatrice Yang Liu, del Jet Propulsion Laboratory della NASA, ha esaminato il campione, ha notato caratteristiche strutturali e mineralogiche insolite rispetto a quelle osservate in rocce simili.
Un elemento decisivo è stata la presenza di cristalli di zircone. Questi minerali possono conservare informazioni molto antiche e permettono di ricostruire alcuni passaggi della storia geologica di una roccia. Analizzandoli insieme agli altri componenti del meteorite, gli studiosi hanno potuto ricavare indicazioni sull’età e sulle trasformazioni subite dal materiale.
I risultati, presentati in uno studio pubblicato sulla rivista Science, indicano che Teghaza 001 è stato alterato dall’acqua marziana circa 4,1 miliardi di anni fa. La roccia originaria potrebbe essersi formata ancora prima, quando Marte attraversava una fase molto diversa da quella attuale.
Oggi il Pianeta Rosso è freddo e arido in superficie, ma le sue rocce raccontano una storia più complessa. Le tracce mineralogiche di interazioni con l’acqua sono importanti perché aiutano a capire quanto fosse attivo il ciclo idrico nel passato e in quali condizioni si siano trasformati i materiali della crosta.
Teghaza 001 potrebbe inoltre conservare informazioni sulle condizioni ambientali di un periodo in cui l’atmosfera marziana e la disponibilità di acqua stavano cambiando. Non significa che il meteorite contenga prove di vita: la presenza di acqua e le trasformazioni chimiche che ne derivano sono elementi utili per ricostruire l’abitabilità passata, ma non dimostrano che su Marte siano mai esistiti organismi.
Il campione offre quindi un’opportunità rara. A differenza delle osservazioni effettuate a distanza dai rover, i meteoriti marziani possono essere analizzati direttamente nei laboratori terrestri con strumenti molto sofisticati. Ogni nuovo campione amplia così le informazioni disponibili sulla formazione del pianeta e sulla sua evoluzione.

