A metà ottobre la NASA ha perso per circa 48 ore i contatti con Voyager 1, la sonda in attività da quasi 50 anni che si trova a circa 24 miliardi di chilometri dalla Terra. Il segnale è stato rilevato di nuovo il 20 ottobre e da allora gli ingegneri sono rimasti in contatto con la sonda. La causa dell’interruzione non è ancora stata chiarita.
Il Deep Space Network, la rete di grandi antenne radio con cui la NASA comunica con le sonde lontane, non ha rilevato il segnale di Voyager 1 durante due tentativi programmati, il 18 e il 19 ottobre. L’episodio è avvenuto poche settimane prima di un traguardo previsto per il 18 novembre 2026: la sonda dovrebbe trovarsi allora a 25,902 miliardi di chilometri dalla Terra, una distanza che la luce percorre in 24 ore.
Durante l’interruzione, un gruppo di propulsori si è disattivato e sono entrati in funzione quelli di riserva. La sonda è programmata per attivare questa risposta automatica quando i computer di bordo rilevano un possibile problema ai propulsori attivi. Il sistema può portarla in una configurazione stabile e sicura e sospendere le normali operazioni, mentre gli ingegneri cercano di capire che cosa sia successo. Il segnale è tornato prima che il team inviasse comandi dalla Terra per intervenire.
«È la prima volta che vediamo la sonda fare qualcosa del genere, ma siamo anche a un punto della missione in cui dobbiamo aspettarci l’imprevisto», ha dichiarato Kareem Badaruddin, responsabile della missione Voyager presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA. «Siamo sollevati di aver ristabilito i contatti con Voyager 1 e non vediamo l’ora di capire che cosa sia successo».
L’episodio mette in evidenza le difficoltà di mantenere operative sonde lanciate quasi mezzo secolo fa, mentre le loro fonti di energia si esauriscono gradualmente. Voyager 1 e la sua gemella Voyager 2 sono alimentate da generatori termoelettrici a radioisotopi, o RTG: dispositivi che producono elettricità sfruttando il calore generato dal decadimento del plutonio. Con il passare del tempo, le sonde perdono circa quattro watt di potenza elettrica all’anno. Per prolungarne la vita, gli ingegneri hanno quindi spento poco alla volta strumenti e sistemi non più essenziali.
A settembre il team ha completato su Voyager 1 un intervento di risparmio energetico chiamato «Big Bang». Gli ingegneri hanno spento contemporaneamente tre dispositivi e attivato alternative che consumano meno energia, riducendo il fabbisogno della sonda e mantenendone l’equilibrio termico. La procedura è stata progettata per prolungare il funzionamento degli strumenti scientifici ancora attivi. Senza queste modifiche, secondo le stime della NASA sarebbe stato necessario spegnere un altro strumento già nell’estate del 2027, come spiega la NASA.
Entrambe le sonde viaggiano nello spazio interstellare, oltre l’eliosfera: la vasta bolla di particelle e campi magnetici generata dal Sole. Sono le uniche ad aver studiato direttamente questa regione.
Quando Voyager 1 raggiungerà la distanza prevista di 25,902 miliardi di chilometri, sarà il primo oggetto costruito dall’uomo a trovarsi a un giorno luce dalla Terra. Un giorno luce è la distanza percorsa dalla luce in 24 ore. Poiché i segnali radio viaggiano alla velocità della luce, un messaggio impiegherà un giorno per raggiungere la sonda e un altro giorno per tornare: anche nelle condizioni ideali, uno scambio completo richiederà quindi circa 48 ore.
Voyager 1 viaggia a circa 61.155 chilometri orari. Lanciata nel settembre 1977, è diventata l’oggetto costruito dall’uomo più lontano dalla Terra, dopo aver superato i pianeti che era stata inizialmente inviata a esplorare. Il traguardo del giorno luce non cambierà l’ambiente in cui si trova né il modo in cui funziona la sonda, ma darà una misura concreta della distanza percorsa e del tempo necessario perché i suoi segnali tornino sulla Terra.
Fonte: interestingengineering.com


