Nella baia di Baffin una piattaforma di ghiaccio poteva superare i 2.100 metri di spessore

Le tracce sul fondale tra Groenlandia e Canada hanno permesso di ricostruire la struttura, stimata fino a 2.100 metri e 150.000 chilometri quadrati. Lo studio è stato pubblicato su Nature Geoscience.

La nave da ricerca Neil Armstrong accanto a un grande lastrone di ghiaccio a Melville Bugt, nella baia di Baffin, durante la spedizione del 2023 che ha mappato le tracce di un’antica piattaforma di ghiaccio

Una piattaforma di ghiaccio galleggiante, spessa secondo le stime tra 1.400 e 2.100 metri e con una superficie di circa 150.000 chilometri quadrati, avrebbe occupato la baia di Baffin durante l’ultima era glaciale. Le tracce sul fondale suggeriscono che il ghiaccio si estendesse tra Groenlandia e Canada e arrivasse a profondità superiori a un miglio. La ricostruzione, basata sulle forme del fondale e non su una misurazione diretta del ghiaccio, è stata pubblicata il 21 ottobre su Nature Geoscience.

La scoperta è emersa durante una spedizione del luglio 2023. La nave da ricerca Neil Armstrong era partita da Woods Hole, nel Massachusetts, per raccogliere carote di sedimenti — cilindri di fango estratti dal fondale — nella baia di Baffin. Il sonar ha però rilevato anche forme inattese sui pendii sottomarini. «Non siamo partiti per cercare una piattaforma di ghiaccio così grande», ha detto Robert Hatfield, professore associato di geologia all’Università della Florida e responsabile scientifico della spedizione.

La crociera AR76-01 si è svolta dall’11 luglio al 13 agosto 2023, con arrivo a Nuuk, in Groenlandia, secondo il rapporto ufficiale. Faceva parte del Baffin Bay Deglacial Experiment (BADEX), finanziato dalla National Science Foundation degli Stati Uniti. I co-responsabili scientifici erano Shannon Klotsko, dell’Università della Carolina del Nord a Wilmington (UNCW), e Brendan Reilly, della Columbia University. Il gruppo voleva capire se l’acqua più calda alla base dei ghiacciai avesse contribuito al ritiro della calotta glaciale groenlandese dopo l’ultima era glaciale.

In 33 giorni la nave ha lavorato in 27 stazioni e ha effettuato 109 calate, recuperando circa 396 metri di sedimenti. Il rapporto ringrazia il capitano Kent Sheasley e i suoi ufficiali per la capacità di operare in condizioni difficili, tra i ghiacci marini. Nella Melville Bugt, una baia al largo della Groenlandia nord-occidentale, la nave ha lavorato accanto a un grande lastrone di ghiaccio. Gli scienziati hanno descritto le linee di rilevamento tracciate in quell’area come simili a spaghetti.

Due sonar multibeam Kongsberg hanno mappato il fondale durante la navigazione. Il modello EM122, usato nelle acque più profonde, ha operato tra circa 500 e 3.300 metri. Al largo della fossa di Upernavik, i ricercatori hanno osservato un netto passaggio dal fondale liscio delle acque profonde a una superficie irregolare e collinosa, più in alto sul pendio. In sezione, quest’ultima ricordava un cesto di uova: per questo, a bordo, la zona era stata soprannominata «eggland». Un confine simile è stato rilevato più a sud, al largo di Uummannaq: si trovava a circa 1.320 metri di profondità nella parte settentrionale dell’area mappata e a 1.260 metri in quella meridionale.

Il rapporto della crociera del 2023 non collegava queste forme a una piattaforma di ghiaccio; né l’abstract dello studio né il comunicato dell’università menzionano il soprannome «eggland». L’interpretazione è arrivata dopo il rientro, quando i ricercatori hanno combinato le nuove mappe con precedenti rilievi batimetrici, cioè misurazioni della profondità e della forma del fondale. Nell’abstract dell’articolo, gli autori riferiscono di aver individuato tracce di ghiaccio appoggiato sul pendio continentale durante l’ultimo periodo glaciale e di aver ricostruito il limite più profondo raggiunto dal ghiaccio lungo gran parte della baia.

Secondo gli autori, le forme osservate sarebbero state prodotte da un’unica piattaforma di ghiaccio estesa sull’intero bacino. Correggendo i calcoli per tenere conto del livello del mare del passato, il gruppo ne stima lo spessore tra 1.400 e 2.100 metri e la superficie in circa 150.000 chilometri quadrati. Si tratta di stime ricavate dall’interpretazione delle forme del fondale, non di misure dirette dello spessore della piattaforma.

Mappa della proposta piattaforma di ghiaccio della baia di Baffin, tra le calotte glaciali della Groenlandia, delle isole Innuitiane e Laurentide, con grafico dello spessore e confronto delle dimensioni con le piattaforme di ghiaccio antartiche
A sinistra, le condizioni glaciali ipotizzate nella baia di Baffin durante l’ultimo massimo glaciale, con le calotte glaciali della Groenlandia, delle isole Innuitiane e Laurentide attorno a una piattaforma di ghiaccio galleggiante. In alto a destra, lo spessore stimato della piattaforma in corrispondenza della linea di ancoraggio, circa 19.000 anni fa; in basso a destra, la sua superficie confrontata in scala con quella delle moderne piattaforme di ghiaccio antartiche. Credito: Klotsko et al., Nature Geoscience (2026). Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Hatfield ha detto che a sorprendere maggiormente il gruppo è stata la profondità delle tracce: oltre un miglio sotto la superficie marina. A suo giudizio, questo indica una piattaforma almeno mezzo miglio più spessa di qualsiasi altra conosciuta nell’emisfero settentrionale. «Il ghiaccio non tende a scendere sott’acqua: tende a galleggiare», ha spiegato. «Questo dà un’idea di quanto fosse diventata spessa quella piattaforma di ghiaccio».

Secondo l’abstract, il volume globale dei ghiacci raggiunse il massimo tra circa 26.500 e 19.000 anni fa. In quel periodo, tre calotte glaciali si incontravano nella baia di Baffin: quella della Groenlandia a est, la calotta Innuitiana a nord e la Laurentide a ovest. Il gruppo propone che la piattaforma galleggiante contribuisse a trattenere tutte e tre le calotte, favorendone l’ispessimento.

Hatfield ha paragonato le calotte a «una cattedrale gotica»: nella sua analogia, le piattaforme galleggianti sono come archi rampanti, che rallentano il flusso del ghiaccio continentale verso l’oceano. Oggi, nell’Antartide occidentale, i ricercatori hanno avvertito che la piattaforma che trattiene il ghiacciaio Thwaites potrebbe presto disgregarsi. In altre zone del continente, alcune piattaforme si stanno spaccando sotto il peso dell’acqua di fusione in superficie. Nell’Artico le piattaforme rimaste sono piccole. Sulla costa settentrionale dell’isola canadese di Ellesmere, nell’agosto 2010, si staccò dalla piattaforma di ghiaccio Ward Hunt un’isola di ghiaccio grande quanto le Bermuda.

Secondo il comunicato dell’University of Florida, le carote di sedimenti raccolte in tutta la baia suggeriscono che la piattaforma sia scomparsa nell’arco di circa 500-1.000 anni. In seguito, i ghiacciai sulla terraferma avrebbero iniziato a scorrere più rapidamente verso il mare e a fondersi. Il comunicato afferma che la scomparsa della piattaforma contribuì a liberare alcune parti delle tre calotte glaciali, che a loro volta contribuirono all’innalzamento del livello del mare di centinaia di piedi che ha determinato le coste attuali. Nell’abstract, la piattaforma è presentata come un modello utile per capire come strutture di sostegno più deboli possano accelerare il flusso dei ghiacci in Antartide.

L’intervallo di 500-1.000 anni compare nel comunicato dell’università, ma non nell’abstract. Il comunicato lo collega alle carote di sedimenti raccolte nella baia, senza specificare quali campioni abbiano permesso di stimare la durata della scomparsa né come siano stati datati. Anche per questo, le date della disgregazione restano approssimative.

Hatfield ha osservato che i nuovi dati potranno essere utili agli scienziati che oggi elaborano modelli delle piattaforme e dei ghiacciai. I sedimenti sotto la Groenlandia hanno mostrato che la sua calotta glaciale scomparve circa 416.000 anni fa; le carote del fondale marino indicano inoltre che la calotta dell’Antartide occidentale è collassata molte volte.

Secondo la sezione dell’articolo dedicata ai contributi degli autori, Lauren Lewright e Jacqueline Austermann, della Columbia University, hanno condotto le analisi dell’aggiustamento isostatico glaciale, ossia dei cambiamenti della crosta terrestre dovuti al peso dei ghiacci e alla loro scomparsa. Queste analisi sono alla base della modellizzazione del livello del mare usata per correggere le stime dello spessore. Gli autori presentano la piattaforma come un’interpretazione delle forme di contatto con il ghiaccio osservate sul pendio.

Una stima precedente, più contenuta, era stata pubblicata nel 2022 da Pierre-Olivier Couette, dell’Université Laval, e dai suoi colleghi su Communications Earth & Environment. Studiando un sistema di morene — accumuli di detriti lasciati dai ghiacciai — al largo dell’isola di Baffin, il gruppo aveva sostenuto che una piattaforma spessa circa 500 metri coprisse la parte settentrionale della baia.

Il gruppo BADEX ha reso disponibili le forme del fondale mappate e i punti di contatto con il ghiaccio nel Marine Geoscience Data System. I dati grezzi del sonar multibeam raccolti durante la crociera del 2023 sono archiviati nel Rolling Deck to Repository. Dopo la spedizione, le carote di fango prelevate nella Melville Bugt e nelle altre stazioni sono state depositate in un archivio dell’Oregon State University.

Veduta prospettica del fondale della baia di Baffin, con lineazioni allungate e il limite di contatto con il ghiaccio, un profilo sismico e due sezioni schematiche della piattaforma di ghiaccio
In alto a sinistra, veduta prospettica delle lineazioni allungate e del limite di contatto con il ghiaccio sul pendio della baia di Baffin; in basso a sinistra, un profilo sismico attraverso quel limite. A destra, diagrammi concettuali di come la piattaforma di ghiaccio e le sue chiglie hanno modellato il pendio (non in scala). Credito: Klotsko et al., Nature Geoscience (2026). Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Fonte: earth.com

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Redazione Scienze Notizie
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