Una lucertola intrappolata nell’ambra ha perso la coda: è la prova più antica, risale a 99 milioni di anni fa

La microtomografia ha rivelato una frattura netta e un anello di tessuto simile a quello delle lucertole attuali. Lo studio è pubblicato su Palaeontologia Electronica.

L’esemplare d’ambra misura appena 18 millimetri di diametro ed è stato inizialmente scambiato per un minuscolo rametto. Credito: Dolev Fabrikant

Una coda di lucertola intrappolata nell’ambra circa 99 milioni di anni fa è la prova diretta più antica che questi rettili potessero staccarsela per sfuggire ai predatori. Il frammento, lungo appena 18 millimetri e proveniente dal Myanmar settentrionale, è stato analizzato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv, dell’Università Nazionale e Capodistriaca di Atene e dell’Istituto Volcani israeliano. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Palaeontologia Electronica.

Per anni nessuno aveva notato la coda: a prima vista, il piccolo reperto sembrava un rametto o un frammento d’insetto. A riconoscerla è stato Dolev Fabrikant, dottorando alla New Environmental School dell’Università di Tel Aviv. «Mi sono accorto che quello che sembrava un rametto era ricoperto di minuscole squame», ha raccontato. «Era la coda di una lucertola».

Fabrikant ha avvisato il suo supervisore, Leonidas-Romanos Davranoglou, della School of Zoology dell’università e dello Steinhardt Museum of Natural History. «Per poco non saltavo dalla sedia», ha detto Davranoglou. «Ho capito subito che questo minuscolo fossile poteva aprire una finestra straordinaria sul passato e aiutarci a comprendere la storia di una delle strategie di sopravvivenza più diffuse tra i rettili. Finora potevamo solo ipotizzare che le lucertole antiche fossero in grado di staccarsi la coda. Ora abbiamo la prova diretta che almeno una ci riusciva».

L’ambra del Myanmar ha conservato numerosi piccoli animali di quell’epoca, tra cui un serpente appena nato, un coleottero e una lucertola intrappolata nell’ambra che in passato era stata scambiata per un uccello. Anche alcune larve di insetto rinvenute nella regione avevano spine e peli che potevano aiutarle a difendersi dai predatori.

Molte lucertole viventi hanno sottili linee di debolezza nelle ossa della coda, chiamate piani di frattura, che ne facilitano il distacco. Uno studio sui gechi ha riferito che gli animali contraggono i muscoli attorno a queste linee per separare la coda. Una volta staccata, questa può continuare a contorcersi fino a 30 minuti, attirando l’attenzione del predatore e dando alla lucertola il tempo di fuggire. Il meccanismo è stato approfondito anche in uno studio su come le lucertole perdono la coda.

La perdita ha però un costo: le lucertole usano la coda per muoversi e per affermare la propria posizione sociale, e alcune specie vi accumulano riserve di grasso. Piani di frattura sono stati individuati anche nei rettili fossili. Uno studio del 2018 li ha descritti nelle ossa della coda dei captorinidi, piccoli rettili del Permiano inferiore. Altri fossili mostrano code ricresciute dopo essere state perse. Questi indizi, tuttavia, non dimostrano da soli che un rettile antico si sia staccato volontariamente la coda: i piani di frattura indicano che poteva farlo, mentre una coda rigenerata attesta che era stata persa, senza chiarire come.

Per esaminare il reperto, il gruppo ha usato la microtomografia computerizzata, una tecnica che acquisisce immagini a raggi X da diverse angolazioni e le combina in una ricostruzione tridimensionale. L’analisi è stata svolta all’Istituto Volcani, dove Ahmed Nasser dirige l’Unità analitica interistituzionale. «La micro-CT acquisisce immagini a raggi X da molte angolazioni e le combina in una ricostruzione tridimensionale», ha spiegato Nasser. «Ci ha permesso di esaminare strutture nascoste dall’ambra senza dover tagliare questo esemplare unico».

L’ambra torbida e le dimensioni ridotte della coda rendevano poco utile un normale microscopio. Le scansioni hanno invece rivelato, nel punto di distacco, un anello di tessuto simile a quello osservato nelle code perse dalle lucertole attuali. La frattura appariva inoltre netta e simmetrica, senza i danni che ci si aspetterebbe da una lesione accidentale. Secondo i ricercatori, il reperto documenta quindi una separazione deliberata della coda.

Non è possibile stabilire che cosa abbia spinto la lucertola a perderla. Potrebbe essere rimasta intrappolata nella resina appiccicosa e essersi liberata lasciando la coda, oppure potrebbe essere stata attaccata da un predatore e la coda potrebbe essere finita nella resina in un secondo momento. Il fossile non permette neppure di sapere se l’animale sia sopravvissuto o se abbia poi fatto ricrescere la coda.

Anche l’identità precisa della lucertola resta incerta. «Possiamo identificare con certezza questo esemplare come una lucertola, ma non abbiamo il cranio né altri elementi dello scheletro che consentirebbero un’identificazione più precisa», ha detto Apostolos Christopoulos, dottorando all’Università Nazionale e Capodistriaca di Atene e membro del gruppo. «Tra le possibili affinità ci sono i gruppi che comprendono le attuali lucertole muraiola oppure, in alternativa, gli orbettini e i varani».

Per distinguere tra questi gruppi servirebbero un cranio o una porzione dello scheletro più ampia di quella conservata nel frammento d’ambra. L’identificazione rimane dunque aperta, ma il reperto mostra che la strategia di staccarsi la coda era già presente quasi 100 milioni di anni fa. Lo studio

Fonte: earth.com

Condividi l'articolo
Redazione Scienze Notizie
Redazione Scienze Notizie

La Redazione di Scienze Notizie seleziona ogni giorno le scoperte e gli studi più interessanti pubblicati da riviste scientifiche, università, agenzie spaziali e testate internazionali, e li racconta in italiano in modo chiaro, con la fonte citata in fondo a ogni articolo. I testi sono preparati e controllati attentamente dalla redazione prima della pubblicazione. Hai trovato un errore? Scrivici: lo correggiamo.