Un segnale insolito registrato nel campo gravitazionale terrestre all’inizio del 2007 potrebbe offrire nuove informazioni sui processi che avvengono a 2.800 chilometri di profondità, vicino al confine tra mantello e nucleo della Terra. Uno studio guidato da Charlotte Gaugne Gouranton e colleghi (pubblicato su Geophysical Research Letters) ha analizzato i dati del satellite GRACE e del tracciamento laser satellitare raccolti tra il 2003 e il 2015. I ricercatori hanno identificato un’anomalia gravitazionale di grande scala, con orientamento nord-sud, localizzata nell’Atlantico orientale. Il segnale, durato alcuni anni, non può essere spiegato da variazioni di massa superficiali come acqua o ghiaccio, né da normali oscillazioni oceaniche o atmosferiche.
Gli autori propongono che l’origine si trovi molto più in profondità, nello strato D”, alla base del mantello terrestre. L’anomalia sarebbe compatibile con una rapida riorganizzazione di masse dovuta a una transizione di fase di un minerale chiave: la bridgmanite (perovskite) che, in condizioni di temperatura e pressione elevate, si trasforma in post-perovskite. Questo passaggio modifica la densità del materiale e può generare variazioni misurabili nel campo gravitazionale.
Il processo sarebbe avvenuto all’interno di risalite termiche nel cosiddetto “grande provincia a bassa velocità di taglio africana” (LLSVP), un’ampia regione del mantello inferiore. La trasformazione avrebbe comportato deformazioni locali del confine nucleo-mantello dell’ordine di pochi decimetri in due anni.
L’evento coincide temporalmente con un “jerk geomagnetico”, una variazione improvvisa del campo magnetico terrestre osservata nello stesso periodo e nella stessa area. Ciò suggerisce un legame diretto tra i fenomeni del mantello profondo e i rapidi cambiamenti nel nucleo fluido, responsabili della dinamica del campo geomagnetico. I risultati aprono una finestra rara su processi che avvengono a profondità inaccessibili. Se confermati, indicano che il confine nucleo-mantello non è statico ma può subire modifiche rapide e misurabili su scala di pochi anni. Comprendere questi fenomeni aiuta a spiegare l’evoluzione del campo magnetico terrestre e la complessa interazione tra nucleo e mantello.
