Cannabis: 7 Innovazioni Terapeutiche e Biotecnologiche Provate

Scopri come la ricerca sulla cannabis sta rivoluzionando la medicina.

La cannabis e le sue proprietà terapeutiche

La cannabis è una pianta straordinaria, ricca di sostanze terapeutiche che si trovano nei suoi fiori e nelle sue foglie. I composti chimici presenti nella cannabis si sono evoluti nel corso di milioni di anni, sviluppandosi per proteggere la pianta da parassiti e malattie. Nel corso della storia, l’umanità ha scoperto molteplici utilizzi di questa pianta, ampliando il suo impiego oltre le sue funzioni naturali. Recenti studi hanno approfondito le origini evolutive di alcuni dei composti bioattivi più noti della cannabis, come il cannabichromene (CBC), il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Questi composti non solo hanno suscitato l’interesse della comunità scientifica, ma anche quello di chi cerca soluzioni naturali per il benessere.

Innovazioni nella ricerca sulla cannabis

I ricercatori dell’Università e Ricerca di Wageningen, nei Paesi Bassi, hanno utilizzato una tecnica innovativa chiamata ricostruzione delle sequenze ancestrali (ASR) per fare luce su enzimi estinti che erano responsabili della produzione di composti nella cannabis. Attraverso un processo di “resurrezione” di questi antichi enzimi, il team ha potuto testarne le funzionalità, aprendo nuove prospettive per la comprensione dell’evoluzione della pianta. Questa ricerca non solo arricchisce la nostra conoscenza sull’evoluzione della cannabis, ma offre anche applicazioni pratiche significative nel campo della biotecnologia e della farmacologia.

pillole di cannabis e olio di CBD
Gli esseri umani hanno trovato molteplici usi per i composti della cannabis. rimmabondarenko/Canva

Applicazioni pratiche della ricerca sulla cannabis

I risultati di questa ricerca hanno implicazioni importanti. Secondo il biologo sistematico Robin van Velzen, gli enzimi ancestrali risultano essere più robusti e versatili rispetto ai loro discendenti moderni, rendendoli potenziali candidati per nuove applicazioni in biotecnologia e ricerca farmaceutica. La cannabis è stata coltivata dall’epoca preistorica e utilizzata per la produzione di alimenti, tessuti, medicinali e per scopi ricreativi. Oggi, gli scienziati hanno identificato centinaia di cannabinoidi, terpeni, flavonoidi e altri fitocomposti, alcuni dei quali possiedono proprietà medicinali o psicoattive uniche.

Il ruolo degli enzimi nella produzione di cannabinoidi

Lo studio si concentra in particolare su enzimi noti come cannabinoidi ossidociclasi, che svolgono un ruolo cruciale nella conversione dell’acido cannabigerolico (CBGA) in vari cannabinoidi, ciascuno con effetti bioattivi distinti. Questi enzimi, sebbene fondamentali, sono ancora poco compresi nella loro storia evolutiva e nei meccanismi di azione. Gli autori della ricerca hanno intrapreso un viaggio per esplorare la loro storia, ricostruendo gli antenati estinti di questi enzimi. Nelle piante di cannabis moderne, la produzione di THC, CBD e CBC è mediata da tre enzimi distinti, ognuno specializzato nella sintesi di un singolo cannabinoide.

Scoperte sulla storia evolutiva della cannabis

Attraverso la “resurrezione” e la caratterizzazione di tre cannabinoidi ossidociclasi ancestrali, gli scienziati hanno testato l’ipotesi che il metabolismo del CBGA sia emerso in un antenato recente della cannabis. Utilizzando sequenze di DNA correlate presenti in piante moderne, la tecnica ASR ha permesso di ricostruire un gene ancestrale a partire da un allineamento di sequenze multiple, rendendo possibile la “resurrezione” di antiche proteine. Grazie a questo approccio, il team ha ricreato enzimi di cannabis come erano milioni di anni fa, prima dell’emergere della cannabis moderna e degli esseri umani.

Implicazioni future per la biotecnologia della cannabis

L’antenato comune delle moderne cannabinoidi ossidociclasi potrebbe aver avuto la capacità di produrre diversi tipi di cannabinoidi simultaneamente. Solo successivamente, attraverso duplicazioni geniche, si sono sviluppati enzimi specializzati in un singolo composto. Questi risultati suggeriscono che la capacità di metabolizzare il CBGA è emersa in un antenato recente della cannabis, e che le prime cannabinoidi ossidociclasi erano enzimi “promiscui”, capaci di generare precursori per più cannabinoidi, a differenza dei loro omologhi moderni, che si specializzano in uno solo.

Nuove varietà di cannabis e opportunità di ricerca

Inoltre, la ricerca ha rivelato che l’acquisizione dell’attività delle cannabinoidi ossidociclasi è avvenuta in modo indipendente nella famiglia della cannabis e in piante distanti correlate alla produzione di cannabinoidi, come i rododendri. Gli enzimi ricostruiti si sono dimostrati più facili da produrre in microrganismi, come le cellule di lievito, un aspetto di grande rilevanza considerando l’interesse crescente per metodi biotecnologici nella produzione di cannabinoidi. Ciò che un tempo appariva come un’evoluzione incompleta si rivela ora altamente utile, afferma van Velzen.

Il potenziale del cannabicromene nella medicina

Un esempio significativo è rappresentato dal cannabicromene (CBC), noto per le sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche, ma che le piante di cannabis moderne producono in quantità limitate. Tuttavia, l’antico enzima ricostruito nel presente studio si configura come un “intermedio evolutivo” particolarmente efficace nella produzione di CBC. Attualmente, non esistono varietà di cannabis con un contenuto naturalmente elevato di CBC, suggerisce van Velzen, e l’introduzione di questo enzima in una pianta di cannabis potrebbe portare a nuove varietà medicinali innovative. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati nel Plant Biotechnology Journal, segnando un passo importante nella comprensione e nell’applicazione della biotecnologia legata alla cannabis.