La Longevità e i Centenari: Un Fenomeno Straordinario
La morte è un destino inevitabile per tutti gli esseri umani, ma esistono individui che sembrano possedere un talento straordinario per sfuggirle. Mentre la vita media di un essere umano si attesta attorno a sette decenni, ci sono persone che, con una resilienza eccezionale, raggiungono il traguardo dei cent’anni, guadagnandosi il titolo di centenari. Tra questi, una ristretta élite, circa uno su mille, riesce a superare il secolo e a diventare supercentenari, festeggiando il loro 110° compleanno. La comunità scientifica è naturalmente attratta da questi individui straordinari, poiché potrebbero custodire segreti inestimabili sulla longevità. Nonostante le ricerche abbiano fornito numerosi indizi, tra cui legami con fattori genetici, comportamentali e ambientali, le risposte definitive continuano a sfuggire.
Il Ruolo della Ricerca sulla Longevità in Brasile
Un recente studio longitudinale condotto in Brasile ha messo in luce che la scarsità di dati adeguati potrebbe essere una delle ragioni per cui non si riescono a ottenere risposte chiare. Sebbene l’aspettativa di vita media in Brasile non possa competere con quella di nazioni come il Giappone o l’Italia, i ricercatori hanno osservato una significativa presenza di centenari nel paese. In un articolo di opinione, gli autori sintetizzano le scoperte recenti riguardanti le peculiarità biologiche dei centenari, evidenziando come la diversità genetica della popolazione brasiliana possa offrire spunti cruciali per comprendere i meccanismi della longevità umana.
La Diversità Genetica e la Longevità
Le ricerche precedenti si sono prevalentemente basate su dati genomici provenienti da popolazioni relativamente omogenee, il che ha creato una lacuna nella nostra comprensione della longevità. Questa mancanza di rappresentanza di popolazioni geneticamente diverse potrebbe ostacolare gli sforzi per identificare i meccanismi che favoriscono una vita prolungata. Mateus Vidigal de Castro, primo autore e gerontologo presso il Centro di Ricerca sul Genoma Umano e sulle Cellule Staminali di San Paolo, sottolinea che i supercentenari meticci potrebbero possedere varianti genetiche protettive uniche, non visibili in popolazioni più omogenee.

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Un Eredità Complessa: Storia e Genetica in Brasile
La diversità genetica del Brasile è tra le più elevate al mondo, frutto di una storia complessa di colonizzazione, schiavitù e immigrazione che ha portato a un ampio mescolamento genetico. Questo include l’influenza delle popolazioni indigene, dei coloni portoghesi che giunsero nel 1500, e dei milioni di africani schiavizzati portati nel paese nei secoli successivi, oltre a ondate di immigrati provenienti da Europa, Giappone e altre regioni. Questa ricca diversità potrebbe essere un fattore chiave nella comprensione della longevità e della salute degli individui.
Studi sui Centenari: Un Campione Unico
Nel loro articolo di opinione e nel comunicato stampa correlato, de Castro e i suoi collaboratori descrivono la loro ricerca in corso in Brasile. Hanno reclutato partecipanti da diverse regioni del paese, creando un campione di oltre 160 centenari, di cui 20 sono supercentenari. Tra questi, spicca Inah Canabarro Lucas, una suora riconosciuta come la persona vivente più anziana fino alla sua morte nel 2025, all’età di 116 anni. Il campione include anche due dei più anziani uomini del pianeta, uno dei quali ha attualmente 113 anni. Sorprendentemente, molti di questi partecipanti non solo hanno raggiunto il secolo di vita, ma si sono dimostrati anche notevolmente capaci. Alcuni supercentenari brasiliani, al momento del contatto con i ricercatori, erano lucidi e in grado di svolgere autonomamente le attività quotidiane, come nutrirsi.
Famiglie di Centenari: Un Fenomeno da Esplorare
Un caso particolarmente interessante riguarda una famiglia del campione, che vanta un incredibile gruppo di centenari: una donna di 110 anni e le sue tre nipoti, rispettivamente di 106, 104 e 100 anni al momento della pubblicazione dell’articolo. Situazioni come questa supportano l’idea che la longevità possa avere una componente familiare e possono contribuire a chiarire le diverse influenze sulla durata della vita umana. L’analisi di tali rari gruppi familiari offre una prospettiva unica sull’ereditarietà poligenica della resilienza e potrebbe aiutare a districare i contributi genetici ed epigenetici alla longevità estrema, come afferma de Castro.
Fattori di Stile di Vita e Longevità
Tuttavia, come indicano studi precedenti, i geni rappresentano solo una parte del complesso puzzle della longevità. I fattori legati allo stile di vita potrebbero avere un impatto ancora più significativo. L’articolo mette in evidenza recenti scoperte riguardanti tratti comuni tra i centenari, come la tendenza a possedere sistemi immunitari dall’aspetto giovanile. Molti centenari del campione provengono da aree svantaggiate del Brasile, dove l’accesso alle cure mediche è limitato, suggerendo l’esistenza di meccanismi protettivi che non dipendono dalla sanità moderna. Tre supercentenari brasiliani sono sopravvissuti al COVID-19 nel 2020, prima che i vaccini fossero disponibili, un risultato che i ricercatori attribuiscono a una robusta funzione immunitaria e a una proteostasi non disturbata.
Il Futuro della Ricerca sulla Longevità
Il team di ricerca continua a esaminare i propri dati, sia per confrontarli con popolazioni meno diverse sia nella speranza di scoprire adattamenti protettivi unici presenti in Brasile. Per comprendere appieno la longevità umana e garantire che le scoperte possano avvantaggiare tutti, è fondamentale che ulteriori ricerche si concentrino su popolazioni diverse come quella brasiliana, afferma la coautrice Mayana Zatz, professoressa di genetica all’Università di San Paolo. I consorzi internazionali dedicati alla longevità e alla genomica dovrebbero ampliare il reclutamento per includere popolazioni ancestrali diverse e meticce, come quella brasiliana, o fornire supporto finanziario per studi genomici, immunologici e longitudinali che approfondiscano la comprensione scientifica e migliorino l’equità nella ricerca sulla salute globale, conclude Zatz. L’articolo di opinione è stato pubblicato sulla rivista Genomic Psychiatry.
