Perché dopo uragani e tempeste aumentano i decessi per droga?

Cicloni tropicali e crisi delle dipendenze

Vista satellitare dell'uragano, a malapena sono visibili alcune delle isole dei Caraibi che mostrano la scala del ciclone tropicale

I cicloni tropicali, inclusi uragani e tempeste, sono strettamente collegati a un aumento dei tassi di mortalità correlata alla droga che può persistere fino a tre mesi dopo il passaggio dell’evento atmosferico. Questa tendenza emerge con particolare forza nelle comunità bianche a reddito più elevato e tra le popolazioni più giovani, secondo uno studio condotto dai ricercatori della Mailman School of Public Health della Columbia University su dati raccolti in oltre trent’anni. L’indagine evidenzia un impatto sanitario del cambiamento climatico spesso trascurato, poiché il riscaldamento globale sta rendendo queste tempeste sempre più frequenti e distruttive.

Il fenomeno si spiega in gran parte con lo stress post-catastrofe: gli uragani scatenano un profondo disagio psicologico che spinge molte persone a utilizzare sostanze come meccanismo di difesa. Allo stesso tempo, le tempeste interrompono l’accesso ai servizi sanitari e ai percorsi di riabilitazione, creando una situazione fatale per chi soffre di dipendenze gravi. Raenita Spriggs, prima autrice dello studio, sottolinea che mentre l’attenzione pubblica si concentra solitamente sui danni visibili come alluvioni e annegamenti, esiste una sofferenza invisibile legata al trauma e alla destabilizzazione sociale che porta a consumi letali di droga e alcol. Analizzando il periodo tra il 1988 e il 2018, i ricercatori hanno stimato circa 1.235 decessi in eccesso per uso di sostanze psicoattive attribuiti ai cicloni, con una media di 40 morti supplementari ogni anno. I dati mostrano che ogni giorno di esposizione a una tempesta aumenta il tasso di mortalità del 3,84% nel mese dell’evento e del 3,76% in quello successivo. L’impatto più drastico riguarda la fascia d’età tra i 15 e i 29 anni, dove il rischio di decesso cresce del 30% per ogni giorno di esposizione. Curiosamente, lo studio rileva che nelle comunità a basso reddito o tra le minoranze etniche l’aumento è meno marcato, probabilmente perché il disastro limita il potere d’acquisto e interrompe i canali di approvvigionamento del mercato illecito. In conclusione, gli esperti suggeriscono che i piani di emergenza debbano integrare servizi di supporto psicologico e riduzione del danno per gestire questa “coda” di mortalità invisibile.

Fonte: https://medicalxpress.com/news/2026-02-invisible-drug-deaths-spike-hurricanes.html

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