Individuate 7 stelle che potrebbero ospitare civiltà aliene avanzate

Anomalie termiche e tecnofirme stellari: identificati sette potenziali candidati per le Sfere di Dyson nella Via Lattea

La ricerca di intelligenza extraterrestre (SETI) ha recentemente compiuto un salto qualitativo grazie all’identificazione di sette nane rosse che mostrano un eccesso di radiazione infrarossa non spiegabile attraverso i modelli stellari convenzionali. Lo studio, basato sull’integrazione dei dati provenienti dalle missioni Gaia, WISE e 2MASS, ipotizza che queste emissioni possano essere riconducibili a tecnofirme, specificamente a varianti delle cosiddette Sfere di Dyson. Proposte teoricamente dal fisico Freeman Dyson negli anni ’60, tali strutture rappresentano megacostruzioni ipotetiche progettate da civiltà avanzate per intercettare e convertire l’energia radiativa della propria stella madre, emettendo calore di scarto sotto forma di radiazione termica infrarossa.

Il team di ricerca ha applicato un rigoroso protocollo di filtraggio per escludere fenomeni naturali che producono firme spettrali simili, come i dischi di detriti circumstellari o le nubi di polvere interstellare. I sette oggetti selezionati presentano un rapporto tra luminosità infrarossa e ottica che non trova riscontro nelle sequenze evolutive stellari note per le nane di tipo M. La stabilità di questi segnali nel tempo suggerisce che non si tratti di eventi transitori, come collisioni tra planetesimi, ma di una presenza materiale costante in orbita attorno alle stelle interessate. Sebbene l’ipotesi della megastruttura artificiale rimanga una spiegazione di ultima istanza, la persistenza di queste anomalie termiche costringe gli astrofisici a riconsiderare i limiti dei nostri attuali modelli di emissione stellare. Il passo successivo per la convalida di questi dati prevede l’utilizzo del James Webb Space Telescope (JWST) per eseguire analisi spettroscopiche ad alta risoluzione, cercando molecole o materiali specifici che possano confermare l’origine artificiale o rivelare la presenza di dischi protoplanetari tardivi.

Questo affascinante enigma cosmico si spiega in modo semplice se immaginiamo le stelle come enormi lampadine e le Sfere di Dyson come dei paralumi giganti costruiti da alieni molto avanzati per catturare tutta la luce e l’energia possibili. Quando una stella viene avvolta da una struttura simile, non la vediamo più brillare normalmente, ma sentiamo il “calore” che emette, proprio come se toccassimo il paralume caldo di una lampada accesa. Gli scienziati hanno trovato sette stelle che sembrano avere proprio questo strano calore in eccesso; non sappiamo ancora con certezza se si tratti di enormi cantieri spaziali alieni o di semplici nuvole di polvere naturale, ma queste sette “luci sospette” sono diventate i primi posti in cui guardare per trovare finalmente una risposta alla domanda se siamo soli nell’universo.

Fonte:
https://academic.oup.com/mnras/article/531/1/695/7665761