Ritrovati antichi scritti ‘perduti’ del Nuovo Testamento: i segreti del Codex H

Grazie all'impiego di tecnologia all'avanguardia è stata rinvenuta parte dell'antichissimo manoscritto che si credeva irrecuperabile

Pagine antichissime considerate irrecuperabili e che si pensava di non poter mai più rileggere sono state recuperate grazie ad una tecnologia innovativa. Si tratta d 42 fogli ‘nascosti’ del Nuovo Testamento, parte di un manoscritto che oltre mille anni fa venne ‘smembrato’ dai monaci del Grande Monastero della Lavra, sul Monte Athos in Grecia, allo scopo di riutilizzarne le pagine per rilegature e fogli di guardia di altri volumi. Libri che, in tal modo, vennero dispersi in varie parti d’Europa finendo in altrettante biblioteche.

Scoperte le pagine perdute del Codex H: i dettagli dello storico manoscritto

Il manoscritto in questione era conosciuto come Codex H e conteneva una copia delle Lettere di San Paolo. Oggi proprio grazie ai moderni strumenti tecnologici è stato letteralmente riportato alla luce tornando a rivivere. La tecnologia in questione è stata messa a punto da un team dell’Università di Glasgow con il coordinamento del professore di teologia e critica biblica Garrick Allen. Ma il primo a ricostruire la storia del volumo fu, nel XVIII secolo, un monaco francese che riuscì ad individuare diversi frammenti e a catalogarli. Oggi il puzzle è stato di fatto completato recuperando le 42 pagine perdute nella loro integrità.

Tutto grazie al cosidetto imaging multispettrale: questa tecnica consente di individuare quelle tracce di inchiostro che ad occhio nudo non sono visibili. Ed è emerso che il manoscritto era stato, in epoce successive, ri-inchiostrato. Lasciado in tal modo delle impronte fantasma, tracce chimiche individuabili sulle pagine vicine che gli studiosi hanno analizzato grazie alla collaborazione con la Early Manuscripts Electronic Library.

In tal modo si è arrivati a scoprire importanti dettagli sull’antica organizzazione delle Lettere paoline. Ad esempio l’impiego del sistema complesso dell’apparato eutaliano. Il suo primo utilizzo conosciuto è presente proprio sul Codex H. Effettuando la datazione al radiocarbonio in collaborazione con esperti a Parigi inoltre è stato possibile confermare che la pergamena risale al VI secolo. (Fonte foto University of Glasgow)