Nuove scoperte sull’estinzione dei Neanderthal: cosa sappiamo ora

Rivalutazione delle cause della scomparsa dei Neanderthal attraverso studi genetici

La rivalutazione dell’estinzione dei Neanderthal

La questione dell’estinzione dei Neanderthal, uno dei nostri più prossimi parenti evolutivi, è oggetto di un’importante rivalutazione grazie a nuove evidenze scientifiche. Recenti studi genetici hanno messo in discussione l’idea che la degradazione genetica, spesso associata all’inbreeding, fosse la causa principale della loro scomparsa, avvenuta circa 40.000 anni fa. Questa nuova prospettiva offre un’opportunità unica per comprendere meglio le dinamiche che hanno portato alla loro estinzione e le interazioni con gli esseri umani moderni. La ricerca continua a rivelare dettagli affascinanti sulla vita e la morte di questi antichi abitanti dell’Europa, suggerendo che le cause della loro scomparsa potrebbero essere più complesse di quanto si pensasse in precedenza.

Gli ultimi Neanderthal in Europa erano geneticamente diversi
Mappa dei siti archeologici studiati. Per tutti i siti, ogni croce rappresenta un campione, colorato in base al tipo di dati genetici generati. Bossoms Mesa et al.,

Il contributo della ricerca moderna

Un team di ricerca, guidato dall’antropologa evolutiva Alba Bossoms Mesa presso il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology in Germania, ha condotto uno studio approfondito sui resti genetici di 27 individui Neanderthal. Questi campioni, rinvenuti in sette località del bacino della Mosa in Belgio e in altre due in Francia, rappresentano alcune delle ultime popolazioni Neanderthal che abitavano il nord-ovest dell’Europa, risalenti a meno di 52.500 anni fa. La varietà dei campioni analizzati offre una visione unica della diversità genetica di queste popolazioni e delle loro caratteristiche biologiche.

Gli ultimi Neanderthal in Europa erano geneticamente diversi
Il modello genetico di popolazione proposto per i Neanderthal mostra un numero di popolazioni geneticamente interconnesse con basse percentuali di consanguineità, tardi nella cronologia dei Neanderthal. Bossoms Mesa et al.,

Analisi dei campioni storici

I dati genetici analizzati sono recenti, ma i campioni stessi non lo sono. Alcuni di essi risalgono addirittura al XIX secolo. Tra questi, il campione noto come Engis 2 è stato il primo Neanderthal mai scoperto, sebbene la sua identità non fosse stata riconosciuta fino a oltre un secolo dopo. Il più recente ritrovamento, un molare denominato Walou, è stato estratto nel 1997. Questi campioni storici, uniti a tecnologie moderne di analisi genetica, hanno permesso di ottenere informazioni senza precedenti sulla biologia e sull’evoluzione dei Neanderthal.

Risultati e implicazioni della ricerca

Nonostante i resti siano stati oggetto di studio per decenni, solo ora è stato possibile estrarre dati genetici con una risoluzione senza precedenti. I risultati ottenuti non supportano l’ipotesi che la degradazione genetica fosse la causa principale dell’estinzione dei Neanderthal. Infatti, i genomi analizzati non mostrano segni di un aumento del carico genetico o di una diminuzione della diversità genetica nel tempo. “I nostri risultati non escludono la possibilità di vulnerabilità demografica, ma mettono in discussione l’idea che i Neanderthal siano scomparsi principalmente a causa di un deterioramento costante dei loro genomi”, ha dichiarato Bossoms Mesa. Queste scoperte offrono una nuova comprensione delle sfide affrontate dai Neanderthal e delle loro interazioni con gli esseri umani moderni.

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Pubblicazione e impatto sulla comunità scientifica

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature, contribuendo a una comprensione più sfumata e complessa della storia dei Neanderthal e della loro interazione con gli esseri umani moderni. Questa pubblicazione ha suscitato un notevole interesse nella comunità scientifica, aprendo nuove strade per ulteriori ricerche e dibattiti. La continua esplorazione della genetica Neanderthal non solo arricchisce la nostra conoscenza della loro esistenza, ma offre anche spunti preziosi per comprendere meglio l’evoluzione umana nel suo complesso.

Il cranio di Engis 2, il primo esemplare di Neanderthal scoperto. È stato riconosciuto come Neanderthal nel 1936, più di un secolo dopo la sua scoperta nel 1829.
Thilo Parg/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0