Una gabbia di cemento che stringe i bulbi oculari fino a deformarli: la transizione epocale della specie umana verso la vita indoor sta alterando l’anatomia stessa dei nostri occhi. Christopher Hammond, docente di oftalmologia al King’s College di Londra, analizza da anni i dati di quella che la comunità medica definisce ormai un’epidemia globale. Entro la metà del secolo, cinque miliardi di persone – metà della popolazione del pianeta – saranno miopi. Il motivo non risiede nell’abuso di schermi o nella genetica, ma nella carenza cronica di luce solare diretta durante lo sviluppo. Il danno biologico si consuma nei primi vent’anni di vita. Per funzionare correttamente e mantenere la forma sferica, l’occhio ha bisogno della dopamina retinica, un neurotrasmettitore sintetizzato dalle cellule della retina solo quando vengono colpite da un’intensità luminosa elevata, pari ad almeno diecimila lux (la luce di una giornata all’aperto). Le lampadine dei moderni uffici o delle aule scolastiche superano raramente i cinquecento lux. In questo deficit perenne, il bulbo oculare riceve il segnale chimico di continuare a crescere, allungandosi sull’asse antero-posteriore.
L’immagine sfoca, lo specchio si rompe. Questa alterazione anatomica non è un semplice difetto estetico correggibile con un paio di occhiali. L’allungamento progressivo della sclera mette in tensione costante i tessuti interni dell’occhio, assottigliando la retina e compromettendo la vascolarizzazione della macula. Le conseguenze a lungo termine si pagano in età adulta, con un aumento verticale del rischio di distacco della retina, glaucoma e cecità precoce. La medicina attuale può solo tamponare gli effetti visivi, ma non ha strumenti per invertire la deformazione strutturale del bulbo una volta avvenuta. Nessuna tecnologia può sostituire il sole. In parole povere, stare chiusi in casa o in ufficio per gran parte della giornata inganna il sistema di accrescimento dell’occhio, che si allunga a dismisura come una pianta che cerca la luce in una stanza buia. Questo sforzo biologico altera per sempre la forma del bulbo, spianando la strada a gravi patologie oculari con il passare degli anni.
