Aprono la borsa di un soldato romano chiusa da 1600 anni e scoprono tesoro sorprendente

Il contenuto della sacca di un militare a Oudenburg svela il ritorno al metallo a peso e la fine della moneta imperiale.

Per oltre millecinquecento anni quella borsa era rimasta chiusa sotto terra, accanto al corpo del suo proprietario. Quando gli archeologi hanno finalmente analizzato il contenuto del piccolo sacchetto rinvenuto nell’antico forte romano di Oudenburg, in Belgio, non hanno trovato soltanto monete. Hanno trovato le tracce di un mondo che stava crollando.

La scoperta riguarda una sepoltura maschile del V secolo d.C., un periodo in cui l’Impero Romano d’Occidente stava perdendo il controllo delle province settentrionali e il sistema economico romano iniziava lentamente a disgregarsi. All’interno della borsa gli studiosi hanno recuperato monete antiche, frammenti metallici spezzati e pezzi di bronzo tagliati deliberatamente. Non semplici oggetti casuali, ma ciò che potrebbe rappresentare una forma di denaro “ibrido” usato in un’epoca di transizione economica.

Il ritrovamento è stato studiato nel lavoro scientifico “A Fifth-century Purse Assemblage with Coins and Hackbronze from Oudenburg Reconsidered”, pubblicato sulla rivista Britannia. Gli archeologi ritengono che quella borsa possa rappresentare un raro anello mancante tra il sistema monetario romano e quello che sarebbe emerso nei secoli successivi durante l’epoca merovingia.

Il dettaglio più sorprendente riguarda proprio il bronzo spezzato, definito dagli studiosi “Hackbronze”. Non erano scarti senza valore. I frammenti sembrano essere stati conservati intenzionalmente e probabilmente utilizzati in transazioni basate sul peso del metallo, in un momento storico in cui le normali monete di bronzo romane stavano scomparendo dalla circolazione nel nord dell’Europa.

Dopo il 400 d.C., infatti, le province nord-occidentali dell’Impero smisero praticamente di ricevere nuova monetazione in bronzo. Oro e argento continuarono a esistere, ma erano troppo preziosi per gli scambi quotidiani. La popolazione dovette adattarsi. E quella borsa sembra raccontare esattamente il momento in cui la moneta ufficiale iniziò a trasformarsi in semplice metallo da pesare e scambiare.

All’interno del sacchetto sono state trovate monete provenienti da epoche diverse, alcune vecchie di secoli rispetto alla data della sepoltura. Questo suggerisce che il loro valore non dipendesse più soltanto dall’autorità imperiale impressa sopra, ma dal materiale stesso di cui erano fatte. In pratica, una moneta poteva valere come pezzo di bronzo più che come valuta ufficiale romana.

È un cambiamento enorme, perché racconta il collasso silenzioso di un sistema economico che aveva dominato l’Europa per secoli.

Crediti: Cambridge University

Gli archeologi hanno interpretato quella borsa non come il semplice corredo funerario di un soldato o di un uomo comune, ma come una fotografia economica di un’epoca instabile. Dentro quel piccolo contenitore non c’erano solo oggetti personali: c’era il passaggio tra due mondi.

Da una parte Roma, con il suo sistema monetario centralizzato e la sua economia imperiale. Dall’altra un’Europa che iniziava lentamente a frammentarsi, dove il valore tornava a dipendere dal peso reale del metallo e non più dalla fiducia nello Stato.

Crediti: Flanders Heritage Agency/Cambridge University