Un’impiegata trentaduenne di Shanghai, senza alcun precedente di viaggi all’estero, ha trascorso quasi sei mesi in un limbo diagnostico prima che i medici comprendessero la reale natura della sua patologia. Il team coordinato da Jin-Fu Xu del Dipartimento di Medicina Respiratoria presso l’Ospedale Polmonare di Shanghai (Facoltà di Medicina dell’Università di Tongji) ha dovuto districarsi tra sintomi ingannevoli per isolare un caso clinico eccezionale: la sparganosi mansoni polmonare. La patologia, causata dalle larve plerocercoidi del genere Spirometra mansoni, è storicamente documentata nelle aree costiere sud-orientali della Cina, ma non aveva mai registrato prima d’ora un coinvolgimento polmonare nella metropoli di Shanghai, considerata una regione non endemica.
La paziente si era presentata inizialmente in un altro istituto nel maggio 2010 con febbre persistente, seguita da continui episodi di espettorato ematico e tosse.
I primi esami ematologici avevano evidenziato una marcata eosinofilia periferica, spingendo i medici a formulare una diagnosi di polmonite eosinofila. Il trattamento standard con 40 milligrammi di corticosteroidi a scalare non aveva però prodotto alcun beneficio: la tomografia computerizzata (TC) continuava a mostrare opacità a chiazze e noduli sparsi in entrambi i polmoni, con una caratteristica natura “migrante” delle lesioni. Il fallimento della terapia steroidea ha imposto il trasferimento della donna presso la struttura universitaria di Shanghai per indagini più approfondite.
La svolta nell’indagine medica è arrivata dall’anamnesi alimentare, che ha fatto emergere una spiccata predilezione della donna per il consumo di frutti di mare, rane e rane toro crude.
L’ipotesi parassitaria ha trovato conferma definitiva quando i campioni biologici sono stati inviati al Centro Cinese per il Controllo delle Malattie (CDC). I test immunoenzimatici condotti sia sul siero sia sul liquido di lavaggio broncoalveolare hanno rilevato la presenza di anticorpi IgG specifici anti-Sparganum mansoni. A corroborare il dato scientifico è stata l’analisi diretta di un campione di anfibi proveniente dalla stessa area frequentata dalla paziente, all’interno del quale i ricercatori hanno isolato visivamente diversi esemplari del parassita.
La localizzazione viscerale della sparganosi rappresenta una rarità assoluta, coprendo appena l’1% di tutti i casi clinici, che solitamente si limitano a manifestazioni oculari o sottocutanee. Le larve, una volta ingerite tramite la carne cruda, perforano la parete intestinale; sebbene la loro migrazione si arresti quasi sempre nei tessuti sottocutanei, in questo caso eccezionale hanno risalito il peritoneo fino a invadere il parenchima polmonare.
A differenza delle forme cerebrali, dove l’asportazione chirurgica rappresenta l’approccio d’elezione, la diffusione bilaterale nei polmoni ha spinto l’équipe di Xu a optare per una terapia esclusivamente farmacologica. La somministrazione orale di praziquantel (600 milligrammi per tre volte al giorno) per cinque giorni ha avviato il processo di guarigione. È stato necessario un secondo ciclo identico a un mese di distanza per stabilizzare i parametri ematici, normalizzare la conta degli eosinofili e ottenere il quasi totale riassorbimento delle ombre polmonari ai controlli radiologici effettuati a cinque mesi dal ricovero.
In parole povere: questa ricerca dimostra che mangiare carne di rana cruda può far finire nel corpo delle larve di parassiti capaci di viaggiare fino ai polmoni, causando infezioni scambiate per polmoniti; un problema grave che però si risolve con un potente antiparassitario e, soprattutto, cuocendo sempre i cibi.
