Non è solo una questione di mangiare più verdure, ma anche di mangiarne una maggiore varietà. Secondo un nuovo rapporto pubblicato su PNAS, la crescente uniformità delle colture agricole potrebbe impoverire sia la nostra alimentazione sia la capacità dell’agricoltura di affrontare i cambiamenti climatici. Nel mondo, le persone consumano in media circa il 40% di verdura in meno rispetto alle quantità raccomandate per una dieta sana. Allo stesso tempo, l’agricoltura moderna si è concentrata su un numero sempre più ristretto di varietà, favorendo produzioni su larga scala e filiere più efficienti. Prima dell’industrializzazione dell’agricoltura esistevano migliaia di varietà locali. Un esempio è la patata: ne esistono oltre 4.000 varietà, ma negli Stati Uniti soltanto poche vengono coltivate e consumate su larga scala.
La perdita di biodiversità non significa soltanto avere meno scelta a tavola. Significa anche perdere caratteristiche genetiche che potrebbero rendere le colture più resistenti a siccità, caldo, malattie e cambiamenti climatici. Secondo i ricercatori, circa il 24% delle specie selvatiche imparentate con gli ortaggi analizzate dalla FAO è a rischio di estinzione. Le varietà dimenticate potrebbero essere preziose Gli studiosi indicano alcune piante particolarmente interessanti. Tra queste ci sono la clorofito, il cavolo rosso, le diverse varietà di zucca. Molte di queste colture sono ricche di micronutrienti e riescono a crescere in condizioni difficili, ma rimangono poco utilizzate al di fuori delle loro regioni d’origine. Secondo il team di ricerca, valorizzare queste varietà potrebbe contribuire contemporaneamente a migliorare la qualità della dieta, sostenere gli agricoltori locali e rendere i sistemi alimentari più resilienti.
Anche le nostre scelte possono fare la differenza La conservazione della biodiversità non dipende soltanto dai grandi programmi agricoli. Anche i consumatori possono contribuire scegliendo varietà locali e antiche, acquistando nei mercati agricoli e coltivando ortaggi diversi nel proprio giardino. Anche conservare i semi delle proprie piante può aiutare a mantenere alcune varietà nel tempo. La sfida, secondo gli esperti, non è quindi semplicemente produrre più verdure, ma riportare sulle nostre tavole una parte della straordinaria diversità vegetale che l’agricoltura moderna ha progressivamente messo da parte.


