L’astrofisico Valeri Makarov dell’United States Naval Observatory, insieme a Alexey Goldin della Company of Science and Art, ha ricostruito la turbolenta storia orbitale di Venere proponendo un modello dinamico che ne spiega la completa solitudine satellitare. Il pianeta non è sempre stato un deserto sterile privo di lune: nelle prime fasi del sistema solare, un impatto gigantesco analogo a quello che ha generato la nostra Luna potrebbe aver scagliato in orbita una massa di detriti sufficiente a plasmare un vero e proprio satellite naturale.
I calcoli numerici eseguiti dai due ricercatori mostrano come le enormi forze marea scambiate tra Venere, la sua fitta atmosfera primordiale e il corpo neoformato abbiano innescato una spirale degenerativa irreversibile. A differenza della Luna terrestre, che si sta lentamente allontanando da noi, la luna di Venere si sarebbe trovata bloccata in un’orbita retrograda o fortemente sfavorita dal punto di vista del momento angolare. Questo squilibrio ha cominciato a frenare il satellite, sottraendogli progressivamente energia cinetica e precipitando il suo destino in tempi astronomici brevissimi.
La perdita di quota è diventata inarrestabile. Nel giro di poche centinaia di milioni di anni, la gravità del pianeta ha attirato a sé il proprio satellite, facendolo schiantare sulla superficie con un impatto devastante che ha cancellato ogni traccia della luna preesistente e contribuito a stravolgere la rotazione dello stesso Venere.
I pianeti non mantengono i loro satelliti per sempre se le geometrie orbitali iniziali giocano contro di loro: la luna di Venere è semplicemente caduta sul suo stesso pianeta madre, distrutta dalla stessa gravità che l’aveva creata.


