Atterrare su una luna marziana, prelevare un pugno di polvere e riportarlo intatto fino a casa. È questo il cuore della missione MMX (Martian Moons eXploration), il progetto guidato dall’agenzia spaziale giapponese JAXA con il supporto di partner internazionali come la NASA e la CNES francese. L’obiettivo principale è Phobos, il maggiore dei due satelliti di Marte, un corpo celeste irregolare lungo appena ventisei chilometri che nasconde risposte fondamentali sulle origini del sistema solare.
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Se i programmi della NASA per riportare a terra le rocce marziane raccolte da Perseverance sono finiti in una secca di rinvii e costi stellari, Tokyo punta a chiudere la partita prima di tutti. La sonda dovrebbe partire dal centro spaziale di Tanegashima per raggiungere l’orbita del pianeta rosso dopo un viaggio di quasi un anno. Una volta arrivata a destinazione, si affiancherà a Phobos per analizzarne la superficie e individuare il punto ideale dove posarsi.
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Non si tratta solo di fare fotografie. Il modulo d’atterraggio è progettato per toccare il suolo e raccogliere almeno dieci grammi di regolite attraverso un braccio meccanico e un sistema di carotaggio. L’operazione servirà a sciogliere uno dei dubbi storici dell’astrofisica: Phobos e Deimos sono due asteroidi catturati nel tempo dalla gravità di Marte o sono frammenti schizzati via dal pianeta a causa dell’impatto con un gigantesco corpo celeste? Analizzare la composizione chimica dei campioni direttamente nei laboratori terrestri permetterà di verificare se la roccia contenga materiale marziano primitivo o elementi estranei.
La JAXA gioca in casa su questo tipo di manovre: le precedenti missioni Hayabusa e Hayabusa 2 avevano già dimostrato la capacità del paese di prelevare polvere dagli asteroidi Itokawa e Ryugu. Riuscirci nell’orbita di Marte alza però la posta in gioco, considerate le distanze e la complessità delle manovre orbitali. Se la fase di raccolta andrà a buon fine, il modulo di rientro staccherà la capsula con i campioni per impostare la rotta di ritorno, con l’arrivo sulla Terra previsto verso il 2031.
Mentre la caccia ai campioni spaziali prova a fare la storia a milioni di chilometri di distanza, la biotecnologia sta ottenendo risultati fino a poco tempo fa impensabili sul fronte della salute dell’udito: per comprendere le frontiere più avanzate di questo settore, basti pensare che una terapia genica sperimentale ha permesso a due persone di avere di nuovo l’udito.


