Durante la Weddell Sea Expedition, le attenzioni dei ricercatori a bordo dell’imbarcazione SA Agulhas II erano tutte dirette verso il relitto dell’ Endurance, la nave di Sir Ernest Shackleton colata a picco nel 1915 e rimasta sepolta sotto tre chilometri di ghiaccio e acqua.
Le telecamere di Lassie, un veicolo sottomarino a guida remota (ROV) inviato nelle profondità del mare di Weddell, hanno registrato uno scenario del tutto inaspettato lungo i fondali dell’Antartide occidentale. Invece del legno del piroscafo, i sensori hanno illuminato un’immensa distesa composta da oltre 1.000 nidi circolari scavati nel fango.
I responsabili di questa complessa opera ingegneristica sottomarina sono gli esemplari di Lindbergichthys nudifrons, una specie di pesce antartico adattata alle temperature estreme della regione.
I pesci ripuliscono accuratamente le avvallamenti circolari dal sedimento di plancton che precipita dagli strati superiori dell’oceano, creando nicchie pulite per la deposizione e la custodia delle uova. L’architettura del complesso risponde a precise regole etologiche: le strutture si sviluppano affiancate secondo il principio del “branco egoista” (selfish herd). Aggregandosi in fitte colonie sottomarine, gli individui riducono la probabilità che i predatori attacchino la singola prole.
La scoperta è stata resa possibile dagli stravolgimenti climatici della zona: il distacco dell’iceberg gigante A68 dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C ha aperto un varco in un tratto d’oceano rimasto inaccessibile e coperto dai ghiacci per millenni.
Se la missione non è riuscita in quell’occasione a localizzare lo scafo di Shackleton — rintracciato poi nel 2022 a 3.008 metri di profondità —, l’esplorazione dell’Agulhas II ha aperto una finestra sconosciuta sugli ecosistemi abissali.
Gli abissi polari continuano a proteggere comunità biologiche articolate, capaci di prosperare nel buio e nel gelo assoluto.


