Una casa numida con diverse stanze, costruita nel IV secolo a.C. e addossata alle mura di un insediamento, è stata documentata quasi per intero a Sidi Saïd, nell’attuale Tunisia settentrionale. Secondo l’Istituto catalano di archeologia classica (ICAC), è la prima volta che viene ricostruita la pianta completa di una struttura di questo tipo. L’edificio fu modificato più volte e potrebbe risalire anche a prima del IV secolo a.C.
La scoperta è avvenuta durante la seconda campagna di scavi a Sidi Saïd, insediamento numida situato a Bargou, nella provincia tunisina di Siliana. I lavori si sono svolti dal 16 settembre al 6 ottobre 2026, nell’ambito di un accordo tra l’Istituto nazionale del patrimonio tunisino (INP) e l’ICAC. La direzione è stata affidata, per la parte tunisina, a Yamen Sghaïer e Chokri Touihri e, per l’ICAC, a Maria Carme Belarte e David Montanero del gruppo di ricerca MIRMED. Hanno partecipato anche restauratori, ricercatori e studenti tunisini e catalani.
La casa si trova nella zona 3, a nord-est dell’insediamento. Le sue stanze formano una planimetria articolata e l’edificio era addossato alla cinta difensiva, individuata dalla stessa squadra in un altro settore durante la campagna del 2025. La casa potrebbe dunque essere già esistita quando Alessandro Magno conquistava l’Impero persiano.
Ricostruire la pianta di un’abitazione permette agli archeologi di andare oltre lo studio di muri isolati: aiuta a indagare le funzioni delle singole stanze e il rapporto tra la vita domestica e le difese dell’insediamento. È proprio questo legame che il progetto dell’ICAC intende approfondire.
I Numidi erano i popoli del Nord Africa che vivevano a ovest di Cartagine, in una regione comprendente gran parte dell’attuale Algeria e una parte della Tunisia. Sono noti soprattutto per la loro cavalleria e per Massinissa, re alleato di Roma che combatté nella battaglia di Zama del 202 a.C., quando i Romani sconfissero il generale cartaginese Annibale. Massinissa fondò poi un regno che arrivò fino alle porte di Cartagine. Morì nel 148 a.C., due anni prima che Roma distruggesse la città punica.
Gran parte delle informazioni sui Numidi proviene da autori greci e romani, che descrivevano la regione dall’esterno. Siti come Sidi Saïd offrono invece testimonianze dirette della vita quotidiana: case, vasi e focolari aiutano a ricostruire la storia delle comunità che vi abitavano.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Palarq, si intitola «Alla ricerca delle origini della civiltà numida». Mira a capire come si formarono e si svilupparono le società numide nel corso del I millennio a.C. e quali rapporti ebbero con il mondo fenicio-punico, in particolare con Cartagine e Utica. I Fenici erano mercanti e navigatori del Mediterraneo orientale che fondarono Cartagine; «punico» è il termine usato per la loro cultura in Occidente. Nel 2020 Belarte e altri colleghi del progetto pubblicarono un capitolo sulla formazione dello Stato numida nell’Alto Tell tunisino, la fascia montuosa settentrionale, in un volume della Cambridge University Press dedicato all’urbanizzazione nell’antico Sahara.
Sidi Saïd fu scoperto per caso durante i lavori di ampliamento della strada nazionale GP4, che collega El Fahs e Siliana passando per Bargou. Gli interventi interessarono il margine meridionale dell’insediamento e resero necessario uno scavo di emergenza, condotto tra dicembre 2017 e aprile 2018 sotto la direzione di Touihri e Mounir Torchani. Gli archeologi individuarono un impianto urbano articolato, una cinta difensiva e edifici in ottimo stato di conservazione. Le strutture furono datate in via provvisoria alla metà del I millennio a.C.
Una caratteristica distingue Sidi Saïd da molti altri insediamenti antichi della Tunisia: non fu rioccupato né in epoca romana né nella tarda antichità. L’ICAC aveva sottolineato questo aspetto nel 2025, annunciando l’accordo con la Fondazione Palarq. In altri siti, come Althiburos, nella provincia di El Kef, gli scavi condotti dalla stessa squadra dal 2006 al 2014 hanno documentato un’occupazione ininterrotta per circa 2.000 anni, dalla fine dell’età del Bronzo al Medioevo. In luoghi abitati a lungo, ogni generazione costruisce sopra le tracce di quella precedente, rendendo più complessa l’attribuzione dei reperti. A Sidi Saïd, invece, l’assenza di fasi successive facilita la ricostruzione della cronologia. La maggior parte dei ricercatori del progetto attuale ha lavorato anche ad Althiburos.

Le campagne del 2025 e del 2026 hanno confermato il potenziale del sito e precisato il periodo in cui fu abitato: le strutture indicano un’occupazione dalla seconda metà del V secolo a.C. fino alla fine del III. La prima missione si è svolta dal 24 maggio al 13 giugno 2025, secondo l’INP.
Nella zona 1, accanto all’area scavata tra il 2017 e il 2018, gli archeologi hanno raccolto nuovi dati sulle tecniche costruttive delle abitazioni, sui materiali utilizzati e sulle loro dotazioni, soprattutto i focolari. Sono emersi numerosi oggetti ben conservati, alcuni quasi integri: ceramiche prodotte localmente e altre provenienti da Cartagine, oltre a supporti usati per tenere i recipienti sopra il fuoco, simili a quelli che ancora oggi sollevano una pentola dalla fiamma.
La presenza di ceramiche locali e cartaginesi nello stesso insediamento indica contatti tra le comunità della regione. Il dato è rilevante per uno degli obiettivi del progetto: capire quanto l’influenza punica abbia inciso sull’urbanistica, sull’architettura domestica e sulle difese di Sidi Saïd.
La squadra ha competenze specifiche nello studio dei focolari. Belarte si occupa di architettura domestica e sistemi di cottura nel Mediterraneo antico. Nel 2017 ha firmato con Marta Portillo e altri colleghi uno studio etnoarcheologico, cioè basato sull’osservazione di comunità attuali per comprendere pratiche antiche, sull’uso dello sterco animale come combustibile da cucina nella Tunisia settentrionale. La ricerca è stata pubblicata su Quaternary International.
La campagna del 2026 ha proseguito anche la ricognizione dei dintorni, iniziata nel 2025, e ha individuato una necropoli preromana ancora in corso di esplorazione. Finora sono stati censiti almeno 85 monumenti. L’ICAC non ne ha specificato la tipologia e non sono stati pubblicati scavi al loro interno: per ora si può dire soltanto che il sito offre l’opportunità di studiare le pratiche funerarie delle comunità locali. La squadra ha già lavorato su contesti simili e ha pubblicato la necropoli preromana di Althiburos-massif du Ksour nel volume Althiburos III, parte della collana Documenta dell’ICAC.
Restano molte questioni aperte. Il progetto cerca edifici pubblici, come possibili templi o magazzini comunitari, finora non documentati. Non si conoscono le dimensioni dell’insediamento né il numero dei suoi abitanti. Anche l’episodio violento che, secondo l’ICAC, pose fine alla vita di Sidi Saïd deve essere datato con precisione. La distruzione viene collocata alla fine del III secolo a.C., durante la seconda guerra punica, combattuta tra Roma e Cartagine dal 218 al 201 a.C.; tuttavia, la squadra non ha stabilito un legame tra il conflitto e la fine dell’insediamento. Non è ancora noto chi distrusse Sidi Saïd né per quale motivo. WhatsApp channel
Fonte: labrujulaverde.com


