La Nebulosa Elica, a circa 650 anni luce dalla Terra, non è una semplice bolla di gas: gli astronomi ritengono che la sua forma ad anello dipenda dal fatto che la osserviamo quasi lungo l’asse di un enorme cilindro luminoso. L’immagine della NASA mostra così una struttura tridimensionale complessa, che a prima vista ricorda un occhio cosmico.
Situata nella costellazione dell’Acquario, la Nebulosa Elica è una delle nebulose planetarie più vicine a noi. Per questo appare molto estesa nel cielo: occupa quasi metà del diametro apparente della Luna piena, anche se il suo debole bagliore la rende difficile da osservare. Alla sua distanza, l’anello visibile corrisponde a una larghezza di quasi tre anni luce.
Il ritratto unisce immagini del telescopio spaziale Hubble Space Telescope a una veduta più ampia ripresa dalla Mosaic Camera del telescopio da 0,9 metri della National Science Foundation, all’Osservatorio nazionale di Kitt Peak, in Arizona. Poiché la nebulosa è troppo estesa per entrare in una sola immagine di Hubble, gli astronomi hanno usato la sua Advanced Camera for Surveys per acquisire più scatti, poi assemblati in un mosaico e combinati con le osservazioni da terra. L’unione delle immagini mette in evidenza dettagli difficili da distinguere in una veduta complessiva.
Sul bordo interno della nebulosa si contano migliaia di sottili strutture simili a piccole comete, ciascuna con una testa densa e una lunga coda. Sono tutte orientate verso la stella centrale. Gli astronomi le conoscevano da decenni grazie alle osservazioni da terra, ma Hubble le ha riprese con una nitidezza eccezionale.
Questi filamenti si sono formati quando il gas caldo espulso dalla stella morente ha incontrato materiale più freddo, emesso in una fase precedente della sua vita. L’interazione ha contribuito a modellare il gas e la polvere circostanti. Gli astronomi hanno ipotizzato che le strutture a forma di cometa possano trovarsi all’interno di un disco attorno alla stella, formando una sorta di enorme collare.
Anche i colori dell’immagine forniscono informazioni sulla composizione della nebulosa: il blu indica la luce associata all’ossigeno, mentre le zone rosse corrispondono all’idrogeno e all’azoto. Questi gas formano l’anello luminoso attorno al piccolo ma caldissimo residuo stellare al centro: una nana bianca, cioè il nucleo esposto rimasto dopo che la stella originaria ha espulso gran parte dei suoi strati esterni.
La Nebulosa Elica offre un possibile scorcio sul lontano futuro del Sistema solare. Le stelle con una massa simile a quella del Sole, quando esauriscono il combustibile che alimenta i loro interni, possono espellere nello spazio gli strati esterni. Il nucleo caldo che resta illumina poi il materiale in espansione che lo circonda.
Il nome «nebulosa planetaria» può trarre in inganno: questi oggetti non sono legati alla formazione dei pianeti. La definizione risale alle prime osservazioni al telescopio, quando le forme rotonde e sfocate ricordavano dischi planetari. Il termine è rimasto anche dopo che gli astronomi ne hanno chiarito la natura. Con strumenti più potenti emergono strutture che nei telescopi piccoli apparivano indistinte. Nel caso della Nebulosa Elica, l’anello simile a una ciambella è parte di una struttura tridimensionale molto più articolata: un tubo luminoso enorme, orientato quasi direttamente verso la Terra. È questa prospettiva a farlo apparire come un anello, come accade anche nella Nebulosa Anello.
Le osservazioni di Hubble furono rese possibili da circostanze insolite. Durante la pioggia di meteore delle Leonidi, nel novembre 2002, i controllori del telescopio dovettero proteggerlo dal flusso di particelle che attraversava la regione vicina alla Terra. Orientarono verso le meteore la parte posteriore, più protetta, dell’osservatorio. Questa scelta limitava le direzioni in cui Hubble poteva osservare in sicurezza, ma la Nebulosa Elica si trovava quasi esattamente dalla parte opposta. Gli astronomi sfruttarono quindi l’occasione per puntare il telescopio verso la nebulosa.
Hubble le dedicò nove orbite e acquisì nove immagini distinte, necessarie per coprirne l’ampia estensione apparente. Le osservazioni sono poi confluite in uno dei ritratti più dettagliati di questo vicino cimitero stellare, simile a quello di NGC 5307, una nebulosa planetaria che ricorda il futuro del Sistema solare.
Crediti immagine: NASA, ESA, C.R. O’Dell (Vanderbilt University), M. Meixner e P. McCullough (STScI).
Fonte: earth.com


