Nel Mediterraneo è riemersa un’ancora di 150 kg: è la più grande in legno e piombo mai trovata

Il ceppo, datato tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C., è stato studiato da K. Johnson e colleghi dell’Università di Haifa. La ricerca è pubblicata sul Journal of Maritime Archaeology.

Ceppo d’ancora in quercia e piombo adagiato sul fondale sabbioso della laguna di Dor, in Israele, con l’estremità orientale spezzata appoggiata su una roccia

Un ceppo d’ancora in quercia lungo circa 2,2 metri e pesante 150 chilogrammi, con circa 113 chilogrammi di piombo, è stato datato alla fine del VII o all’inizio del VI secolo a.C., circa 2.600 anni fa. Il reperto, rinvenuto nella laguna di Dor, sulla costa israeliana del Carmelo, è considerato dagli autori il più grande ceppo d’ancora in legno e piombo finora trovato nel Mediterraneo orientale. Lo studio di K. Johnson dell’Università di Haifa e di altri quattro autori è stato pubblicato il 20 ottobre 2026 sul Journal of Maritime Archaeology. La ricerca ha ricostruito anche alcuni dettagli della sua fabbricazione, benché siano scomparsi il fusto e le marre, le parti dell’ancora che si conficcavano nel fondale.

Il reperto fu individuato nel 1995 da alcuni subacquei nella laguna di Dor, detta anche laguna di Tantura. La squadra lasciò il ceppo e i frammenti di ceramica circostanti sul fondale, proteggendoli con sacchi di sabbia. La spedizione del 1994-1995 era una collaborazione tra l’Università di Haifa e la Texas A&M University. In un articolo del 1997, Shelley Wachsmann, che aveva partecipato alla spedizione, e il coautore Kahanov descrissero il reperto e lo datarono al periodo persiano, iniziato nel VI secolo a.C. Il disegno in scala realizzato da P. Sibella per quel rapporto è stato utilizzato dalla nuova squadra per stimare la quantità di piombo.

Tel Dor si trova circa 21 chilometri a sud di Haifa. Le isole sul lato occidentale della baia meridionale la riparano dalle onde, offrendo un ancoraggio sicuro con mare fino a forza 4 sulla scala Beaufort. I subacquei hanno censito nella zona oltre 25 relitti.

Le immersioni del 2023 e del 2024 facevano parte di un progetto congiunto dell’Università di Haifa e dell’Università della California a San Diego. Le campagne erano dirette da Assaf Yasur-Landau, dell’Università di Haifa, e Thomas E. Levy, del Qualcomm Institute at UC San Diego. Per riportare alla luce il ceppo, nel 2023 i subacquei usarono una draga ad acqua, ripulendo circa 10 per 6 metri di fondale. L’anno successivo esplorarono un’altra area, di circa 9 per 4 metri. Le attività sono descritte in un rapporto pubblicato nel 2025 su Antiquity.

Del trave di quercia resta circa l’85 per cento, pari a 2,1 metri. In origine era lungo circa 2,2 metri, largo 16 centimetri e spesso 10. È spezzato all’estremità orientale: il frammento staccato si trova su una roccia e lascia vedere due porzioni di piombo. I segni di scalpello e ascia documentano la lavorazione del legno e le cavità in cui erano inserite quattro anime di piombo, cioè blocchi collocati all’interno del ceppo per appesantirlo.

Viste dall’alto e da entrambi i lati lunghi del modello 3D del ceppo d’ancora Dor L2, con frecce che indicano gli alloggiamenti quadrati per il piombo
Facce del ceppo d’ancora Dor L2: la faccia superiore e i due lati lunghi, con frecce che indicano gli otto alloggiamenti quadrati. Credito: M. Runjajić / Johnson et al., Journal of Maritime Archaeology (2026), CC BY 4.0. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Sulla base di modelli tridimensionali e di un campione di legno, gli autori stimano che ciascuna anima pesasse circa 28,3 chilogrammi, assumendo che fosse composta di piombo puro. Il peso complessivo del metallo sarebbe quindi di circa 113 chilogrammi. Il ceppo intero pesa 150 chilogrammi.

Su ciascuno dei due lati lunghi si trovano quattro piccoli fori quadrati, per un totale di otto. Ognuno misura poco meno di un pollice, cioè tra 2 e 2,4 centimetri. Durante la fusione, il piombo colò nei fori e, solidificandosi, formò perni che fissavano le anime. Le ancore a partire dal IV secolo a.C. non presentano questo sistema, comprese quelle dei relitti mercantili di Ma’agan Mikhael, al largo di Israele, e Kyrenia, al largo di Cipro. Gli autori ipotizzano che i fori indebolissero il legno e che per questo siano stati abbandonati; potrebbero dunque offrire un indizio utile per datare le ancore.

Subacqueo con in mano un sistema di fotogrammetria a tre fotocamere, usato per realizzare modelli 3D di reperti archeologici
Un subacqueo con un sistema di fotogrammetria a tre fotocamere, del tipo utilizzato dal team dell’Università di Haifa e della UC San Diego per documentare in 3D i reperti subacquei. Credito: Amir Yurman, University of Haifa / UC San Diego. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Il ceppo è stato trovato accanto al principale accumulo di ceramiche e ferro del sito, noto come Dor L2. Intorno erano sparsi frammenti di anfore con prese a cestello. Il carico, descritto per la prima volta nel 2025, comprendeva almeno 15 anfore di questo tipo, quattro anfore fenicie, tre ciotole dalle pareti sottili e pietre di zavorra. C’erano inoltre nove masselli di ferro grezzo, grumi di ferro e scorie, per un peso complessivo di circa 69,75 chilogrammi. Uno studio separato, pubblicato all’inizio del 2026, li ha definiti il più antico carico marittimo di ferro grezzo datato con certezza.

Linea del tempo illustrata dei ritrovamenti di ancore composite in legno nel Mediterraneo tra l’800 e il 100 a.C., tra cui Dor L2, Mazarron 2 e Karaburun
Illustrazione: linea del tempo dei ritrovamenti di ancore composite in legno nel Mediterraneo tra l’800 e il 100 a.C., tra cui Karaburun, Mazarrón 2, Dor Lagoon L2, Ma’agan Mikhael e Kyrenia, con due monete di Apollonia Pontica raffiguranti ancore. Non in scala. Credito: K. Johnson / Johnson et al., Journal of Maritime Archaeology (2026), CC BY 4.0. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

Come le barre di ferro trasportate da un’imbarcazione affondata nel Danubio, i masselli di Dor erano metallo spedito in grandi quantità. In questo caso, però, sono stati utilizzati per datare l’ancora e collegarla a una nave. Amir Yurman e Mosheko Bachar, del Leon Recanati Institute for Maritime Studies dell’Università di Haifa, hanno guidato i subacquei durante le operazioni in acqua e in superficie. Marko Runjajić, coautore dello studio, ha scattato le fotografie, disegnato le mappe e realizzato un modello tridimensionale del ceppo nella posizione in cui giaceva. Per documentare i reperti sott’acqua, la squadra ha impiegato anche un sistema di fotogrammetria a tre fotocamere, una tecnica che ricostruisce modelli 3D a partire da fotografie.

La datazione del carico si basa su vinaccioli e resina prelevati dall’interno di due anfore e su un rametto di quercia incastrato in uno dei masselli. Un modello costruito a partire da queste analisi colloca l’ultimo viaggio della nave prima del 536 a.C. Anche un campione di legno del ceppo è stato datato, al Center for Applied Isotope Studies dell’University of Georgia. Il risultato indica una probabilità del 93,1 per cento che il legno risalga a un periodo compreso tra il 770 e il 513 a.C.; la probabilità che appartenga invece all’intervallo tra il 502 e il 485 a.C. è dell’1,7 per cento.

Secondo gli autori, la datazione è compatibile con quella del carico e delle anfore con prese a cestello, collocate tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. La precedente attribuzione al periodo persiano avrebbe invece collocato il reperto tra circa il 586 e il 332 a.C., a Dor.

Intorno al 750 a.C. nel Mediterraneo si usavano ancora ancore zavorrate con pietre. La maggior parte pesava oltre 200 chilogrammi e, secondo gli autori, poteva mettere a rischio l’equipaggio e la nave. In seguito furono sostituite da ancore con un fusto di legno e marre capaci di penetrare nel fondale, sormontati da una pesante traversa di pietra oppure di legno e piombo.

Negli anni Settanta e Ottanta l’archeologo subacqueo tedesco Gerhard Kapitän e altri studiosi elaborarono il principale schema cronologico per queste ancore. All’epoca erano stati trovati pochissimi esemplari con parti in legno. La squadra di Johnson si domanda se le ancore di questo tipo siano comparse 200-300 anni prima di quanto proposto da Kapitän. Il ceppo di Dor ha un’età simile a quella delle ancore di Karaburun, sulla costa turca del Mar Nero, ed è quasi coevo all’ancora di Mazarrón 2, appartenuta a una piccola imbarcazione affondata al largo della Spagna meridionale.

Dor L2 e Mazarrón 2 erano entrambe imbarcazioni locali, situate agli estremi opposti del Mediterraneo. Per gli autori, la distanza non impediva la diffusione delle innovazioni marittime.

Del reperto di Dor non sono stati trovati il fusto, le marre né i denti di ferro. Gli autori spiegano che il ceppo era troppo fragile per essere spostato e che non è stato capovolto. Per ricostruirne la faccia inferiore, la squadra ha quindi confrontato altre ancore e utilizzato il campione di legno, le misurazioni tridimensionali e un piccolo modello in piombo. Al centro ha individuato un incastro a linguetta e scanalatura, definito nello studio «l’unico esempio di un incastro così complesso in un’ancora composita di legno».

Il collegamento con il fusto scomparso resta un’ipotesi. Le dimensioni dell’ancora fanno pensare a una nave più lunga della Mazarrón 2, che misurava 8,15 metri, e forse anche della nave di Ma’agan Mikhael, lunga 14,5 metri. «Per ottenere dati più precisi serviranno ulteriori scavi e, forse, il ritrovamento delle strutture lignee della nave», scrivono gli autori. Secondo l’UC San Diego, è stato scavato soltanto circa un quarto del banco di sabbia che custodisce i carichi; parti dello scafo potrebbero trovarsi sotto Dor L2.

Il ceppo è ancora sul fondale della laguna, dove i subacquei lo ricoprirono con sacchi di sabbia nel 1995. Tra le isole greche di Karpathos e Kasos, un’altra ricognizione subacquea ha documentato un corridoio con oltre 2.600 anni di storia della navigazione.

Fonte: earth.com

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Redazione Scienze Notizie
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