Il 1° aprile 2026 un meteoroide è esploso a circa 90,5 chilometri di quota sopra l’Atlantico meridionale, al largo dell’Argentina. La palla di fuoco è stata rilevata sia da sensori militari statunitensi in orbita sia da due satelliti meteorologici civili: GOES-E, della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), e Meteosat Third Generation Imager-1 (MTG), dell’Agenzia spaziale europea. Le osservazioni mostrano come strumenti diversi possano contribuire a ricostruire questi eventi e a distinguere i fenomeni naturali dai rientri di detriti artificiali.
I due satelliti, in orbita geostazionaria — una posizione che li mantiene apparentemente fermi rispetto a un punto della Terra — hanno individuato il bolide con i rilevatori di fulmini a bordo. Questi strumenti non sono stati progettati per osservare meteoroidi, ma possono registrare anche lampi molto luminosi. MTG, pensato per fornire rapidamente dati utili alle previsioni meteorologiche, ha così offerto ai satelliti europei una nuova possibilità di rilevare le palle di fuoco.

Un altro esempio del valore delle osservazioni combinate arriva dall’Alaska. Il 24 aprile 2025 una palla di fuoco attraversò il cielo dell’Alaska centro-meridionale e produsse uno dei più ricchi insiemi di dati sismoacustici mai raccolti per un bolide naturale in fase di frammentazione. Una rete di 37 stazioni sismiche, 16 sensori singoli a infrasuoni e quattro array — gruppi di sensori che lavorano insieme — registrò 30 arrivi balistici e numerosi segnali associati alla frammentazione. Gli infrasuoni sono suoni a frequenza così bassa da non essere udibili dagli esseri umani. Alle misurazioni si aggiunsero i radar meteorologici Doppler, che rilevarono i frammenti in caduta, e riprese video indipendenti.

L’evento non comparve nel database del Center for Near-Earth Object Studies (CNEOS) della NASA, ha spiegato a Space.com Elizabeth Silber, fisica senior di ricerca e sviluppo ai Sandia National Laboratories del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, in Nuovo Messico. La ricostruzione si basò quindi quasi interamente su osservazioni civili e scientifiche. I dati sismici e a infrasuoni aiutarono a determinare la traiettoria e l’energia acustica; i video fornirono una misura ottica indipendente del passaggio luminoso; il radar individuò il materiale sopravvissuto e caduto verso il suolo.
Per molte palle di fuoco, i rilevamenti statunitensi pubblicati nel database CNEOS costituiscono invece un punto di partenza: confermano che l’evento è avvenuto e spesso ne indicano posizione, orario ed energia stimata. Il CNEOS, con sede al Jet Propulsion Laboratory nel sud della California, calcola le orbite di asteroidi e comete e le probabilità che possano colpire la Terra. Produce orbite di alta precisione a sostegno del Planetary Defense Coordination Office della NASA.
Le osservazioni civili possono verificare in modo indipendente i dati iniziali e aggiungere dettagli. «Il vero punto di forza è che questi sistemi forniscono informazioni diverse e complementari», ha detto Silber. Se manca un rilevamento governativo, come nel caso dell’Alaska, le reti civili possono comunque consentire una ricostruzione molto completa. I sensori sismici e a infrasuoni registrano le onde d’urto nell’atmosfera e aiutano a ricostruire traiettoria, frammentazione ed energia; le telecamere documentano il passaggio luminoso; i radar meteorologici Doppler possono individuare i frammenti dopo che hanno rallentato e sono entrati nella fase di caduta al buio.

Un terzo episodio si verificò il 20 maggio 2023 sopra il Queensland nord-occidentale, in Australia. Una roccia spaziale larga circa 3,7 metri attraversò l’atmosfera accompagnata da una serie di forti boati sonici. Anche i sensori spaziali del governo statunitense ne rilevarono la caduta. I ricercatori stabilirono in seguito che l’oggetto si era frammentato in modo catastrofico. L’evento fu uno dei 20 più energetici segnalati dal CNEOS dal 1988 e il più energetico mai osservato sopra l’Australia; l’energia liberata equivalse a quella di un’esplosione da 7,1 kilotoni. Un’altra palla di fuoco in Australia era stata ripresa in video nel 2019.
Secondo Rob Landis, specialista in difesa planetaria della NASA, l’evento del 1° aprile 2026 sopra l’Atlantico meridionale è stato particolarmente fortunato per i ricercatori: due satelliti civili, collocati in punti diversi dell’orbita geosincrona, hanno permesso di osservare il bolide. Landis, oggi responsabile ospite dell’integrazione dei veicoli per la Stazione spaziale internazionale presso il Johnson Space Center della NASA, ha detto a Space.com che la disponibilità di due strumenti civili consente di discutere più apertamente questi fenomeni. I rilevatori di fulmini, pur non essendo stati costruiti per individuare bolidi, offrono nuove opportunità di studio.

Landis ha osservato che molti oggetti più piccoli attraversano l’atmosfera e che, per chi li vede, producono spettacolari fuochi d’artificio naturali, per lo più innocui. Ha però sottolineato l’importanza di distinguere gli eventi naturali da quelli causati dall’uomo: «Sarebbe una tragedia terribile se una nazione reagisse a un evento naturale, scambiandolo per un attacco preventivo».
Per Silber, la difesa planetaria non consiste soltanto nell’individuare un oggetto prima che raggiunga la Terra. È necessario capire anche che cosa accade durante l’ingresso atmosferico: come si frammenta, dove libera energia, quanto precisamente se ne può ricostruire la traiettoria e se parte del materiale arriva al suolo. Gli eventi osservati offrono una verifica sul campo dei metodi e dei modelli usati per rispondere a queste domande.
La palla di fuoco dell’Alaska è stata particolarmente utile proprio perché non era stata prevista, ma una fitta rete di sensori a terra ha permesso di ricostruirne traiettoria ed energia con notevole dettaglio. Le osservazioni dallo spazio, le reti sismiche e a infrasuoni, le telecamere e i radar hanno ciascuno capacità e limiti diversi. Confrontare i risultati permette di descrivere l’evento in modo più completo, verificare i modelli fisici e migliorare l’interpretazione di futuri ingressi atmosferici, siano essi causati da oggetti naturali o da rientri artificiali.

Fonte: space.com


