Erosione Italia: individuate sette nuove aree a rischio

Preoccupante situazione per il Belpaese, entro il 2011 decine di chilometri quadrati di coste potrebbero definitivamente scomparire

E’ un quadro preoccupante quello ‘dipinto’ dall’Enea in merito alla salute delle coste italiane. Con una stima drammatica di quanto potrebbe accadere da qui al 2100 dal punto di vista dell’erosione: quasi nessuna regione è esclusa, dall’Abruzzo alla Puglia, dalla Toscana alla Sicilia, sette nuove aree costiere sono, più di altre, considerate a forte rischio inondazione in seguito al progressivo innalzamento del Mar Mediterraneo. E’ quanto emerso nel corso di un convegno dedicato ai cambiamenti climatici e alla crescita dei livelli del Mediterraneo durante il quale l’enea ha presentate le nuove mappe riguardanti il rischio allagamento, segnalando quali sono le sette nuove aree: si va da quella di Pescara a Martinsicuro ed in particolare Teramo e la foce del Tronto, da Lesina nel foggiano a Fossacesia, provincia di Chieti. E ancora Granelli, in provincia di Siracusa, Marina di Campo sull’isola d’Elba e Valledoria (Sassari). La stima è stata effettuata utilizzando nuove misure, calcolando quanti chilometri quadrati di territorio italiano andranno persi entro la fine del secolo.

Le aree costiere in serio pericolo a causa non solo delle caratteristiche geologiche della Penisola ma anche dei cambiamenti climatici, salgono ad una ventina: vi sono infattti anche il golfo di Taranto, Oristano e Cagliari, l’area compresa tra Venezia, Trieste e Ravenna e ancora Fiumicino e Fondi, Lazio, la Versilia in Toscana, la piana del Sele ed il Volturno in Campania, la zona dell’Agro pontino, l’area di Catania in Sicilia e le isole Eolie. Diversi esperti italiani ed internazionali hanno preso parte alla giornata di lavoro tutta dedicata al clima. Nel corso del convegno di Enea è stato presentato un nuovo modello climatico realizzato in collaborazione con Mit. Sfruttando un supercalcolatore è stato infatti possibile integrare tra loro dati geologici, geofisici ed oceanografici allo scopo di ottenere precise previsioni relative all’innalzamento del mar Mediterraneo; il modello è infase di sviluppo e, nel breve periodo, consentirà di ottenere dati molto dettagliati.