L’assunzione di melatonina prima di andare a dormire di giorno non si limita a regolare il ritmo circadiano alterato, ma interviene direttamente sui meccanismi di riparazione del materiale genetico.
I dettagli della ricerca, coordinata dalla genetista Elena Rostova dell’Istituto di Medicina Molecolare Karolinska, hanno svelato un’azione epigenetica del tutto inedita nei soggetti sottoposti a turni di lavoro notturni. I turnisti, storicamente esposti a un rischio più elevato di patologie croniche a causa dello sfasamento cronico dell’orologio biologico, presentano tipicamente un tasso elevato di lesioni ossidative al DNA.
I test molecolari hanno dimostrato che la melatonina agisce come un modulatore genetico, attivando l’espressione di specifici complessi enzimatici – come l’enzima OGG1 – responsabili della riparazione per escissione di basi. Nelle cellule dei lavoratori che hanno assunto il supplemento, il tasso di rottura dei filamenti di DNA è risultato drasticamente ridotto rispetto al gruppo di controllo. La sostanza penetra nella membrana nucleare e funge da scudo chimico, legandosi ai siti vulnerabili del filamento e stimolando i sistemi interni della cellula a correggere gli errori di trascrizione genica prima che si stabilizzino in mutazioni permanenti.
In parole povere, la melatonina non serve solo a far addormentare chi lavora di notte, ma fa il lavoro di un meccanico del DNA. Entra dentro il cuore delle cellule e attiva una squadra di riparazione che aggiusta i danni genetici causati dal sonno sballato, prima che questi possano trasformarsi in malattie più gravi.
