Neanderthal, eccezionale scoperta in Lombardia: frammento di falange umana riscrive la Preistoria

Si tratta, secondo gli esperti, del reperto umano di Neanderthal più antico mai trovato ad oggi nella regione italiana

Scoperta falange di giovane Neanderthal in Lombardia (Fonte pixabay)

Non si tratta di una semplice scoperta archeologica ma di un ritrovamento che potrebbe consentire di aggiungere nuovi preziosi tasselli alla storia dei Neanderthal. Ci troviamo in Italia, per la precisizione nell’area del Monte Budellone, a Prevalle, in Lombardia ed è qui che è stato scoperto il frammento di una falange umana appartenente, secondo le prime analisi, ad un giovane Neanderthal. Ma non è tutto perché il reperto in questione sarebbe il più antico mai rinvenuto prima d’ora in Lombardia rendendo la scoperta un evento senza precedenti. Che informazioni può fornire ed in che modo questa scoperta potrebbe andare a riscrivere un importante pezzo della preistoria?

Il reperto fa capo ad un‘indagine di elevato valore scientifico avviata sul versante meridionale del Budellone. Qui, nel cuore delle Prealpi bresciane, furono alcuni membri del Gruppo Grotte Gavardo a segnalare per primi, a marzo 2023, la presenza di alcuni manufatti in pietra scheggiata oltre che di frammenti ossei. Il ritrovamento è avvenuto alla base di una falesia, in un contesto non facile per via della sua fragilità: per tale ragione due interventi sono stati predisposti dalla Soprintendenza sia nel 2023 che nel 2024, lavorando con il supporto del Comune.

In questo modo è stato possibile recuperare centinaia di resti faunistici oltre che di manufatti litici. Uno scavo ufficiale in concessione ha consentito di dar seguito alle ricerche e di raccogliere, complessivamente e nell’arco di appena sessanta giorni, ben oltre 2.200 reperti. Tra questi uno in particolare ha suscitato l’attenzione degli archeologi: si tratta di una falange che è stata attribuita ad un giovane Neanderthal.

Gli esperti hanno rilevato la compatibilità della morfologia dell’osso con quella umana. Inoltre, come rilevato dall’antropologo della Sapienza di Roma, il professor Giorgio Manzi, sarebbero evidenti i segni di crescita non completata. In Lombardia ad oggi nessuno era mai riuscito a documentare resti umani del Paleolitico e peraltro sono particolarmente rari anche guardando all’Italia intera. Nel periodo autunnale arriveranno i risultati delle analisi genetiche condotte dalla dottoressa Alessandra Cilli, paleogenista dell’Università di Bologna: li si attende con trepidazione perché potrebbero fornire dettagli preziosissimi. Parallelamente si sta procedendo con analisi di datazioni avanzate e si procederà alla setacciatura dei sedimenti allo scopo di individuare eventuali resti di micro-mammiferi, frammenti ossei oppure schegge di selce. In tal modo sarà possibile ricostruire con dovizia di dettagli il paleoambiente.