Recenti studi hanno rivelato che gli antichi abitanti dell’età della pietra possedevano abilità sorprendenti nel trasportare enormi massi di pietra, noti come le pietre blu di Stonehenge, per distanze superiori ai 200 chilometri, senza l’ausilio di ghiacciai. Queste pietre, sebbene non siano le più grandi del monumento, costituiscono un anello interno di notevole peso, equivalente a quello di due automobili di tipo sedan. L’archeologo Richard E. Bevins, dell’Università di Aberystwyth, insieme al suo team, ha evidenziato l’enorme impegno umano necessario per il trasporto e l’acquisizione di queste pietre. Questo processo richiedeva un alto livello di pianificazione e organizzazione, elementi fondamentali della vita nel Neolitico. Per approfondire, è possibile consultare un articolo che spiega dettagliatamente queste scoperte.

Le origini storiche del trasporto delle pietre blu
La questione del trasporto delle pietre blu ha radici storiche che risalgono al 1924, quando il masso Newall fu scoperto dall’archeologo britannico William Hawley. Durante gli scavi, un assistente di Hawley, R.S. Newall, avanzò l’ipotesi che queste rocce fossero state trasportate da ghiacciai. Questa teoria ha sfidato l’idea che gli esseri umani avessero compiuto l’intero trasporto autonomamente. Tuttavia, Bevins e il suo team sostengono che i segni visibili sulle pietre non siano il risultato di abrasioni causate da ghiacciai, ma piuttosto frutto di lavorazione umana. I danni riscontrati sui bordi delle pietre a Stonehenge indicano una lavorazione intenzionale. Inoltre, si ipotizza che il masso Newall si sia staccato dalla Pietra 32d, suggerendo un legame diretto con il monumento.


Analisi geochimica delle pietre blu
Un’analisi condotta nel 2023 ha rivelato che la pietra proviene da un affioramento roccioso situato nelle montagne Preseli in Galles, noto come Craig Rhos-y-Felin. I ricercatori affermano che la firma geochimica di questa pietra corrisponde perfettamente a quella delle pietre blu di Stonehenge, eliminando ogni ambiguità riguardo alla sua origine. Tuttavia, non mancano le contestazioni a queste scoperte. L’archeologo Brian Stephen John, dell’Università di Durham, ha proposto che la spiegazione più plausibile per la presenza delle pietre blu a Stonehenge sia che esse siano erratici glaciali provenienti da ovest. Queste rocce sarebbero state successivamente raccolte e utilizzate dai costruttori del monumento, suggerendo un’interazione complessa tra natura e cultura.
Il mistero del trasporto delle pietre blu
Se si accettasse l’ipotesi che le pietre blu siano state trasportate, almeno in parte, da ghiacciai, ci si aspetterebbe di trovare ulteriori evidenze di rocce simili. Tuttavia, Bevins e il suo team sottolineano l’assenza totale di erratici di dolerite maculata a est della zona di Narberth, un fatto che sostiene fortemente l’ipotesi del trasporto umano. Resta, però, un mistero come sia stato realizzato questo trasporto. Ricerche pubblicate lo scorso anno hanno suggerito che la pietra centrale Alter, nota come Pietra 80, sia stata trasportata per ben 750 chilometri da un sito in Scozia. Se l’ipotesi del trasporto umano si rivelasse corretta, Stonehenge rappresenterebbe un incredibile esempio di ingegnosità e ingegneria umana, utilizzando principalmente forza fisica e lavoro di squadra. Questa ricerca è stata pubblicata nel Journal of Archaeological Science: Reports, contribuendo a un dibattito che continua a suscitare interesse e curiosità nel campo dell’archeologia.

Clarke et al., Nature, 2024
