Acquisizione di ‘La Partie de bateau’: un nuovo capolavoro

Scopri l'acquisto dell'opera di Caillebotte e le sue implicazioni

Acquisizione di “La Partie de bateau” al Musée d’Orsay

Nel gennaio 2023, il rinomato Musée d’Orsay di Parigi ha ampliato le sue collezioni con l’acquisto di “La Partie de bateau”, un’opera del 1877 del celebre pittore Gustave Caillebotte. Questo dipinto è considerato un capolavoro dell’Impressionismo, non solo per il suo audace trattamento visivo, ma anche per la spensieratezza del soggetto rappresentato. In passato, “La Partie de bateau” era vista come un’opera minore nella storia dell’arte, così come gran parte della produzione di Caillebotte, il quale, prima della sua morte, era caduto in disgrazia. Questo declino era dovuto principalmente alla scelta di soggetti considerati obsoleti, come il lavoro manuale e l’ozio. Oggi, i dipinti di Caillebotte hanno riacquistato un notevole interesse, portando a un incremento dei prezzi sul mercato dell’arte.

Il mercato dell’arte e l’interesse per Caillebotte

Negli ultimi anni, i dipinti di Caillebotte hanno suscitato un crescente interesse da parte di musei e collezionisti privati, il che ha portato a un aumento vertiginoso dei prezzi. Nel 2021, un’opera di Caillebotte è stata venduta per ben $53 milioni, infrangendo il precedente record di 22 milioni di dollari stabilito nel 2019. L’acquisto di “La Partie de bateau” è avvenuto per una cifra di 43 milioni di dollari, e il ministero della Cultura francese ha classificato l’opera come tesoro nazionale, riconoscendo la sua eccezionalità. Tuttavia, nonostante questa classificazione, il ministero non è riuscito a reperire i fondi necessari per l’acquisto, imponendo un divieto di esportazione per 30 mesi.

La campagna di sponsorizzazione per l’acquisto dell’opera

Il prezzo di acquisto di “La Partie de bateau” superava di gran lunga il budget annuale del Musée d’Orsay, fissato intorno ai 3 milioni di euro. Per evitare che l’opera di Caillebotte finisse nuovamente in mani private, è stata lanciata una campagna di sponsorizzazione con un incentivo allettante: una detrazione fiscale del 90% sul costo del dipinto. Il gruppo di lusso Louis Vuitton Moët Hennessy (LVMH), già patrono del museo, ha colto al volo questa opportunità. L’acquisizione è stata accompagnata da un comunicato stampa che ha attirato l’attenzione dei media, senza menzionare il sostegno governativo ricevuto.

Questioni etiche legate all’acquisto di opere d’arte

L’uso da parte di un’azienda privata dell’acquisto di un’opera d’arte da una collezione pubblica per fini di pubbliche relazioni solleva interrogativi etici. Il vero problema risiede nel fatto che il contribuente francese finanzia in gran parte questa operazione, coprendo il 90% del costo attraverso il beneficio fiscale. Per LVMH, il costo effettivo dell’acquisto è minimo, mentre l’operazione contribuisce a rafforzare la sua immagine di benefattore culturale. Le donazioni possono generare un senso di indebitamento nei confronti del donatore, creando una dinamica complessa tra arte e sponsorizzazione.

La Fondazione Louis Vuitton e le sue pratiche di sponsorizzazione

La Fondazione Louis Vuitton, definita da Arnault un “regalo alla Francia”, rappresenta un esempio emblematico delle pratiche di sponsorizzazione del gruppo LVMH. Ci si può interrogare sulla reale disinteressatezza di tali donazioni, soprattutto considerando l’entità della detrazione fiscale e la frequenza con cui Arnault beneficia di un aliquota ridotta del 14%. Critiche simili sono emerse in passato, come nel 2014, quando la costruzione della Fondazione ha permesso a LVMH di ridurre i costi di costruzione del 60% grazie alla legge Aillagon del 2003 sul patrocinio, ottenendo un rimborso fiscale di ben 518 milioni di euro.

Il restauro di Notre Dame e le donazioni di LVMH

Dopo l’incendio di Notre Dame de Paris nel 2019, LVMH ha promesso milioni per il restauro della cattedrale, sottolineando che non avrebbe beneficiato della legge fiscale. Tuttavia, ciò è avvenuto perché l’azienda aveva già raggiunto il tetto delle sue donazioni. Arnault, desideroso di superare la donazione di 100 milioni del suo rivale François Pinault, ha deciso di impegnarsi con una donazione di 200 milioni per la cattedrale, attirando critiche e costringendolo a difendere la sua posizione in un incontro con gli azionisti.

Il tour di “La Partie de bateau” e il suo trasporto

Per celebrare l’arrivo di “La Partie de bateau” nelle collezioni pubbliche, il dipinto ha intrapreso un tour inusuale, esibendosi in vari musei francesi, a partire dal Musée des Beaux-Arts di Lione, passando per Marsiglia e infine a Nantes. Un’idea originale ha visto il dipinto trasportato in barca da città a città, seguendo il tema del viaggio acquatico che caratterizza l’opera stessa. Questa scelta, sebbene affascinante, è inusuale nel mondo dell’arte, dove i dipinti vengono solitamente trasportati in casse protettive tramite camion o aerei.

Rischi e opportunità nel trasporto di opere d’arte

Il trasporto di un’opera d’arte di tale valore attraverso il paese in un mezzo di trasporto lento e potenzialmente soggetto a immersione solleva interrogativi sul bilanciamento tra rischio e opportunità. Inoltre, la cassa utilizzata per il trasporto doveva essere decorata con un motivo specifico, rivelando la logica commerciale che si cela dietro le quinte del patrocinio. In genere, le opere d’arte vengono conservate e trasportate in casse di legno progettate per proteggerle, ma nel caso di “La Partie de bateau”, LVMH aveva offerto di utilizzare uno dei suoi famosi trunk, garantendo così una visibilità mediatica senza precedenti.

La decisione finale sul trasporto dell’opera

Alla fine, i curatori del museo hanno optato per una soluzione più rapida, inviando il dipinto in una cassa standard. Tuttavia, in passato, LVMH ha avuto l’ultima parola in situazioni simili. Nel 2018, ad esempio, “La Lattaia” di Johannes Vermeer è stata trasportata dal Rijksmuseum al Museo Reale Ueno di Tokyo in un trunk di Louis Vuitton. Anche in questo caso, il trunk trasportava un’opera d’arte non di proprietà del produttore del trunk, sollevando interrogativi sulla pratica di mescolare pubblicità e sponsorizzazione, confondendo i confini e aggirando i limiti della legge.