Scoperto farmaco che fa smettere di fumare, ma solo negli uomini

Uno studio clinico statunitense mostra che la vareniclina riduce il consumo di cannabis nei pazienti con disturbo da uso di cannabis, ma l’effetto è assente nelle donne, sollevando interrogativi biologici e clinici.

La vareniclina, un principio attivo utilizzato da tempo per contrastare la dipendenza da nicotina, potrebbe presto trovare spazio nel trattamento del disturbo da uso di cannabis, sebbene con una distinzione di genere piuttosto marcata. Un recente studio statunitense, i cui risultati sono stati ospitati dalla rivista Addiction, evidenzia infatti come il farmaco riesca a ridurre sensibilmente il consumo di marijuana negli uomini, non sortendo invece lo stesso effetto sulla popolazione femminile. Si tratta di un dato non trascurabile, dato che il disturbo da uso di cannabis rappresenta una condizione clinica complessa, spesso legata a conseguenze pesanti sulla vita quotidiana, sul sonno e sull’equilibrio psichico, per la quale non esistono ancora terapie farmacologiche specifiche approvate a livello internazionale.

La ricerca, coordinata da Aimee L. McRae-Clark presso la Medical University of South Carolina, ha preso in esame un campione di 174 adulti tra il 2020 e il 2023. Per testare l’efficacia della molecola, gli studiosi hanno optato per un trial clinico rigoroso, somministrando il farmaco a 90 partecipanti e un placebo ai restanti 84, il tutto accompagnato da sedute settimanali di supporto psicologico per favorire la riuscita del percorso. Incrociando i dati emersi nelle dodici settimane di osservazione, i ricercatori hanno notato una riduzione drastica nel gruppo maschile trattato con vareniclina, dove le occasioni d’uso settimanali sono calate drasticamente rispetto a chi riceveva il placebo. Al contrario, i numeri relativi alle donne hanno mostrato uno scenario differente, con livelli di consumo rimasti sostanzialmente invariati tra chi assumeva il farmaco e chi il placebo. Secondo gli autori, questa discrepanza potrebbe affondare le radici in una diversa manifestazione della dipendenza: nelle donne, i sintomi legati all’ansia e al desiderio impulsivo di fumare sembrano essere più radicati, rendendo la vareniclina da sola insufficiente a contrastare il disturbo. In conclusione, sebbene la vareniclina si confermi un’opzione promettente per una parte dei pazienti, il lavoro della McRae-Clark sottolinea quanto sia fondamentale personalizzare le cure farmacologiche tenendo conto delle differenze biologiche e psicologiche tra i sessi.

Fonte: https://www.fondazioneveronesi.it/educazione-alla-salute/glossario/vareniclina