L’autismo è una condizione complessa che ha storicamente colpito in modo sproporzionato i maschi rispetto alle femmine. Tuttavia, un recente studio condotto in Svezia ha messo in discussione questa percezione, suggerendo che le diagnosi di autismo tra le donne potrebbero essere sottovalutate. Questo studio, che ha analizzato dati provenienti da milioni di individui, ha rivelato che, sebbene i tassi di diagnosi siano più elevati tra i maschi durante l’infanzia, il rapporto si stabilizza attorno a 1:1 nell’età adulta. Ciò implica che le donne potrebbero ricevere diagnosi tardive, spesso a causa di una valutazione clinica che avviene solo in età avanzata. È fondamentale comprendere che l’autismo non è esclusivo di un genere e che le differenze nei sintomi possono influenzare la diagnosi.
La crescente incidenza dell’autismo e le disparità di genere
Negli ultimi decenni, i tassi di diagnosi del disturbo dello spettro autistico (ASD) sono aumentati notevolmente, specialmente a partire dagli anni ’90. Tuttavia, le diagnosi non sono equamente distribuite tra i sessi. Secondo il DSM-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, per ogni quattro maschi diagnosticati con autismo, solo una femmina riceve una diagnosi. Questo dato ha alimentato l’idea che l’autismo sia una condizione prevalentemente maschile, ma è essenziale considerare che le donne potrebbero essere trascurate nei sistemi diagnostici attuali.

Fyfe et al., BMJ, 2026
Nuove prospettive sulla diagnosi dell’autismo nelle donne
Il recente studio condotto dall’epidemiologa medica Caroline Fyfe dell’Istituto Karolinska offre una nuova prospettiva sull’autismo, evidenziando come le donne e le ragazze autistiche possano essere trascurate dai sistemi diagnostici. L’autismo è un disturbo neurodevelopmentale che si manifesta attraverso una serie di sintomi, tra cui:
- Difficoltà nelle interazioni sociali
- Problemi di comunicazione
- Interessi intensi e specifici
- Comportamenti ripetitivi
- Preferenza per routine consolidate
La gestione dell’autismo richiede un approccio personalizzato, poiché le esigenze variano notevolmente da persona a persona. Alcuni individui necessitano di supporto significativo, mentre altri possono vivere in modo autonomo, gestendo i propri sintomi attraverso trattamenti e adattamenti.
La diagnosi precoce e le sue sfide
La diagnosi precoce dell’autismo si basa principalmente sulle osservazioni di caregiver e professionisti sanitari, che confrontano i comportamenti del bambino con i criteri del DSM-5. Tuttavia, quando una condizione è considerata prevalente in un determinato gruppo demografico, è facile che venga trascurata in altri. Ricerche recenti suggeriscono che il rapporto di incidenza tra maschi e femmine sia meno sbilanciato di quanto si pensi. Le pratiche diagnostiche attuali potrebbero non riuscire a identificare l’autismo nelle donne fino a un’età più avanzata, portando a diagnosi tardive e a una mancanza di supporto adeguato.
Analisi dei dati e implicazioni future
Il team di Fyfe ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 2,7 milioni di svedesi nati tra il 1985 e il 2020, monitorando l’evoluzione della prevalenza e dei rapporti delle diagnosi di ASD fino all’età di 37 anni. I risultati mostrano che, sebbene i maschi siano stati diagnosticati con autismo a tassi significativamente più elevati durante l’infanzia, il rapporto di sesso si è livellato a quasi 1:1 intorno ai 20 anni. Questa scoperta suggerisce che l’autismo non sia una condizione esclusivamente maschile e che le ragazze e le donne richiedano più tempo per ricevere una diagnosi. Le ragioni di questo ritardo rimangono poco chiare, ma i dati indicano che il divario di genere potrebbe essere molto meno marcato di quanto si pensasse.
Conclusioni e direzioni future nella ricerca sull’autismo
È evidente che c’è ancora molto da scoprire sull’autismo, in particolare per quanto riguarda le donne e le ragazze. Le future ricerche dovrebbero concentrarsi sulle differenze fenotipiche nella manifestazione dell’ASD in base al sesso e sulle implicazioni per le pratiche di screening e diagnosi. Questi risultati sono stati pubblicati su The BMJ, contribuendo a un dibattito sempre più urgente e necessario nel campo della salute mentale. È fondamentale continuare a sensibilizzare e a migliorare le pratiche diagnostiche per garantire che tutte le persone, indipendentemente dal genere, ricevano il supporto di cui hanno bisogno.
