Il ghiacciaio Thwaites, un colosso di ghiaccio grande quanto l’intera Gran Bretagna situato nel cuore dell’Antartide, ha smesso di essere una preoccupazione remota per diventare un’emergenza presente. Soprannominato dagli scienziati “Ghiacciaio dell’Apocalisse“, la sua stabilità è appesa a un filo a causa delle correnti oceaniche calde che ne stanno erodendo la base invisibile. Se questo gigante dovesse collassare completamente, il livello dei mari globali salirebbe di oltre mezzo metro, ma è l’effetto domino a spaventare i glaciologi: la sua caduta trascinerebbe con sé l’intera calotta antartica occidentale, portando l’innalzamento a quote catastrofiche. Per le coste italiane, la minaccia non è un’ipotesi del prossimo secolo, ma una trasformazione che inizierà a ridisegnare i confini già nei prossimi dieci anni.
Con l’aumento dell’energia termica nel Mediterraneo, l’innalzamento del livello del mare non sarà lineare, ma si manifesterà con mareggiate sempre più distruttive e infiltrazioni saline che renderanno sterili le terre agricole del Delta del Po. Città come Venezia, ma anche centri costieri in Puglia e Sardegna, inizieranno a sperimentare allagamenti sistematici durante l’alta marea, costringendo a investimenti miliardari in barriere che potrebbero non bastare. La scienza avverte che il punto di non ritorno è più vicino di quanto i modelli precedenti stimassero: il ghiaccio si sta fratturando come un parabrezza scheggiato e il tempo per osservare il fenomeno dalla riva sta per scadere.
