Il dottor Joseph Dituri, ingegnere biomedico ed ex ufficiale della Marina statunitense, ha completato una missione di cento giorni all’interno di un habitat sottomarino situato a oltre sei metri di profondità nelle acque della Florida. I risultati preliminari del monitoraggio medico indicano che la permanenza prolungata in un ambiente iperbarico ha innescato una significativa rigenerazione cellulare. L’aspetto più rilevante riguarda i telomeri, le sequenze di DNA poste alla fine dei cromosomi che si accorciano progressivamente con l’invecchiamento. I telomeri di Dituri sono risultati più lunghi del 20% rispetto all’inizio dell’esperimento. Questo dato suggerisce che la pressione sottomarina abbia agito come un interruttore biologico, invertendo parzialmente il processo di invecchiamento cellulare a livello genetico.
Oltre alla protezione del DNA, le analisi condotte dal team medico hanno rilevato un aumento del 1000% nel numero di cellule staminali circolanti nel sangue. Altri benefici includono una riduzione drastica dei marcatori infiammatori, una qualità del sonno migliorata e un calo dei livelli di colesterolo. Non si è trattato di una semplice sfida di isolamento, ma di uno studio sugli effetti della pressione idrostatica costante sull’organismo umano, un protocollo simile a quello utilizzato nelle camere iperbariche per il trattamento di diverse patologie. Dituri ha vissuto in uno spazio di circa nove metri quadrati, continuando a insegnare ai suoi studenti della University of South Florida tramite collegamenti video. La ricerca apre nuove prospettive per la medicina rigenerativa e per la preparazione degli astronauti a missioni di lunga durata. Se la pressione elevata può stimolare la crescita dei telomeri e la proliferazione delle staminali, l’ambiente marino potrebbe diventare la nuova frontiera per le terapie anti-età e la gestione delle malattie croniche. L’esperimento non ha solo stabilito un record mondiale di sopravvivenza subacquea, ma ha fornito una prova tangibile di come l’ambiente possa modificare radicalmente il nostro orologio biologico. In parole povere: vivendo sott’acqua per tre mesi, la pressione ha “allungato” le estremità del DNA di quest’uomo e moltiplicato le sue cellule staminali. È come se il suo corpo fosse tornato indietro nel tempo di dieci anni, ringiovanendo grazie alla forza esercitata dall’oceano sulle sue cellule.
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