Al CERN un “fantasma magnetico” alterava i dati da oltre 20 anni: i fisici l’hanno finalmente catturato

Per decenni un'interferenza invisibile ha degradato i fasci di particelle all'interno del Super Proton Synchrotron. La scoperta permetterà di ottimizzare i futuri collisori e i reattori a fusione nucleare.

Un’anomalia invisibile ha alterato per anni i dati sperimentali all’interno del Super Proton Synchrotron (SPS), lo storico anello di accelerazione lungo quasi sette chilometri operativo al CERN di Ginevra fin dagli anni Settanta. Un gruppo di fisici guidato dai ricercatori del CERN, in collaborazione con il centro di ricerca tedesco GSI (Helmholtz Centre for Heavy Ion Research), è riuscito a mappare e misurare questa interferenza quantistica tridimensionale, ponendo fine a una caccia durata oltre vent’anni. Il fenomeno, descritto sulle pagine della rivista Nature Physics, era noto agli scienziati per i suoi effetti distruttivi sui fasci di particelle, ma la sua struttura matematica non era mai stata osservata sperimentalmente prima d’ora.

Al centro dello studio c’è il meccanismo della risonanza accoppiata, un’interferenza simile a quella che si sperimenta nella vita di tutti i giorni. Quando si cammina con una tazza di caffè colma, ogni passo imprime un’oscillazione al liquido; se il ritmo dei passi coincide con la frequenza naturale del fluido, le onde si sommano fino a fare uscire il caffè dal bordo. Negli acceleratori circolari ad alta intensità avviene qualcosa di analogo: le particelle in viaggio possiedono due gradi di libertà (movimento orizzontale e verticale), guidati da potenti magneti. Tuttavia, le imperfezioni strutturali dei componenti, i giunti meccanici e le micro-fluttuazioni magnetiche generano vibrazioni parassite che, quando si allineano, creano linee armoniche fisse in cui l’energia si accumula a scapito dei fasci di particelle.

Per intercettare questa struttura fantasma, i fisici hanno raccolto misurazioni millimetriche lungo l’intero anello dell’SPS durante i passaggi dei fasci. I dati sono stati elaborati utilizzando una sezione di Poincaré, una tecnica di modellazione matematica che stabilizza una variabile del sistema per mappare le intersezioni geometriche successive. L’analisi ha confermato che queste linee fisse deviano la traiettoria delle particelle, costringendole ad ammassarsi in punti critici e provocando la degradazione del fascio (beam degradation), con conseguente perdita di luminosità e precisione negli esperimenti.

Le implicazioni di questa scoperta superano i confini del CERN. La comprensione approfondita di queste sacche armoniche permetterà agli ingegneri nucleari di ottimizzare il contenimento del plasma nei reattori a fusione a confinamento magnetico (i Tokamak), dove le perdite di calore provocate da risonanze analoghe rappresentano uno dei principali ostacoli alla produzione commerciale di energia pulita. L’eliminazione preventiva di questi “fantasmi magnetici” guiderà la progettazione dei collisori di prossima generazione, garantendo dati sperimentali più puliti ed evitando sprechi di risorse strutturali.

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