La mente umana può adottare un paio di ali come se fossero braccia: lo prova un nuovo studio

Un esperimento in realtà virtuale rivela l'estrema plasticità della mente: dopo una settimana di simulazione, il cervello riorganizza le sue mappe neurali integrando arti artificiali mai avuti prima.

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Basta indossare un visore, muovere i polsi e agitare le braccia per veder scattare due gigantesche ali piumate specchiate in un monitor. Venticinque volontari si sono sottoposti a questo strano addestramento digitale, scoprendo che la mente umana possiede una plasticità radicale, capace di ridefinire i confini fisici del sé in tempi record.

La neuroscienziata cognitiva Yanchao Bi, insieme al collega Kunlin Wei – responsabile del Laboratorio di Controllo Motorio dell’Università di Pechino – ha coordinato una ricerca pubblicata sulla rivista Cell Reports. Il team ha progettato un ambiente immersivo in realtà virtuale dove le braccia dei partecipanti venivano rimpiazzate da grandi ali piumate, invisibili nella loro forma biologica originale ma controllabili in tempo reale attraverso sensori di tracciamento del movimento.

L’esperimento si è articolato in quattro sessioni spalmate su sette giorni. I volontari dovevano completare compiti di volo complessi, governati da un motore aerodinamico primitivo ma coerente: i colpi d’ala verso il basso generavano portanza, quelli verso l’alto creavano resistenza. Per salire di quota era necessario estendere le ali nella fase di spinta e contrarle nel ritorno. In una settimana, la precisione nel navigare attraverso anelli virtuali sospesi in aria è balzata dal 44,8% al 75,2%.

La vera sorpresa è arrivata però dalle risonanze magnetiche funzionali eseguite prima e dopo la settimana di addestramento. Gli scienziati si sono concentrati sulla corteccia occipitotemporale (OTC), un’area visiva programmata da centinaia di migliaia di anni di evoluzione per riconoscere esclusivamente i dettagli del corpo umano – come mani, piedi, volti.

I dati cerebrali hanno rivelato che, dopo il volo in realtà virtuale, questa regione si attivava con un’intensità mai vista alla semplice vista di immagini di ali. Ancora più incredibile: nell’emisfero destro del cervello, i pattern di attività neurale generati dalle ali avevano iniziato a somigliare in modo impressionante a quelli tipicamente associati alle braccia umane. La mente stava letteralmente riorganizzando la propria mappa corporea interna per fare spazio a un’estensione biologica impossibile.

Questo cambiamento non si è limitato alle ali usate durante l’addestramento. Quando ai volontari sono state mostrate immagini di ali di uccello completamente diverse, mai controllate nel simulatore, l’area OTC ha reagito con lo stesso identico schema di assimilazione corporea. I test hanno documentato un aumento significativo del dialogo neurale tra la corteccia occipitotemporale e le regioni frontoparietali, le centraline responsabili della pianificazione del movimento e dell’integrazione dei segnali sensoriali.

Gli autori della ricerca invitano alla cautela: le ali non sono diventate a tutti gli effetti arti biologici permanenti. I loro pattern neuronali mantengono ancora forti analogie con quelli che il cervello attiva quando utilizziamo strumenti complessi o quando analizziamo code di animali. La strada però è tracciata. Questa malleabilità della mappa corporea apre prospettive inedite per lo sviluppo di protesi robotiche di nuova generazione, arti artificiali aggiuntivi che il cervello potrebbe integrare non come semplici strumenti esterni, ma come prolungamenti naturali della propria carne.

Spiegato in parole molto semplici: se inganni gli occhi con un visore e costringi i muscoli a muovere delle ali virtuali per una settimana, il tuo cervello si convince che quelle ali ti appartengano davvero. La mente non è un sistema rigido, ma un software elastico che, se stimolato nel modo giusto, modifica i propri circuiti e inizia a trattare un paio di ali digitali quasi come se fossero le tue braccia biologiche.