Mihai Andrei, geologo e divulgatore scientifico, ha riordinato i dati dell’archivio della NASA mettendo in fila una serie di anomalie che ridisegnano la mappa interna del Pianeta Rosso. Sotto la superficie desertica di Marte si nasconde una fitta rete di vie preferenziali sotterranee che accelerano le onde sismiche in modo anomalo. Il 19 febbraio 2021, una roccia vagante nello spazio si è schiantata sulla superficie marziana, scavando un cratere largo 21,5 metri. L’energia dell’impatto ha scaricato nel suolo una serie di onde sismiche che hanno viaggiato per ben 1.640 chilometri prima di far sobbalzare i sensori del lander InSight della NASA. Quello che doveva essere un semplice scontro cosmico si è trasformato in un rompicapo geologico: le vibrazioni prodotte dall’asteroide sono arrivate al sismometro molto prima del previsto. I dati sismici accumulati da InSight tra il 2018 e il 2022 — anno in cui la polvere marziana ha definitivamente oscurato i suoi pannelli solari — rivelano che il pianeta subisce un bombardamento continuo e invisibile. Per sbrogliare la matassa, i ricercatori hanno applicato algoritmi di intelligenza artificiale per setacciare decine di migliaia di immagini a bassa e alta risoluzione catturate dalle sonde in orbita, tra cui il Trace Gas Orbiter dell’ESA e il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. L’analisi automatizzata ha individuato 123 crateri da impatto recenti e precedentemente sconosciuti. Incrociando queste coordinate spaziali con l’archivio sismico del lander, ben 49 terremoti marziani (i cosiddetti marsquakes) sono stati ricollegati direttamente alle cadute di meteoriti. Un cratere specifico, localizzato nella regione vulcanica di Cerberus Fossae, ha fornito la prova definitiva di questa anomalia cinetica. Anziché viaggiare in linea retta attraverso la crosta superficiale — uno strato poco denso che tende a smorzare e rallentare le vibrazioni —, le onde d’impatto sono scese in profondità. Hanno intercettato il mantello marziano, dove la roccia compressa e ultra-densa funge da acceleratore naturale, per poi curvare nuovamente verso l’alto fino a raggiungere lo strumento di InSight.
I geologi hanno battezzato questo percorso profondo “autostrada sismica” (seismic highway). La scoperta scardina due certezze: la frequenza degli impatti su Marte è da 1,6 a 2,5 volte superiore rispetto a quanto stimato in passato basandosi solo sulle foto satellitari (con una media stimata tra i 280 e i 360 nuovi crateri sopra gli 8 metri ogni anno), e i modelli matematici usati finora per calcolare la velocità interna del pianeta sono parzialmente errati e vanno riscritti da zero. Senza l’atmosfera spessa della Terra, che brucia i detriti spaziali prima del contatto col suolo, Marte è esposto a una pioggia costante di rocce. Comprendere la frequenza di questi impatti e il modo in cui le vibrazioni si propagano nel sottosuolo non è solo un esercizio di geologia teorica, ma una necessità per calcolare i rischi strutturali delle future basi umane e per mappare le riserve d’acqua sotterranee necessarie alla sopravvivenza degli astronauti. Per capire il fenomeno senza perdersi nella fisica delle onde, basta pensare a una deviazione stradale: se devi raggiungere il lato opposto di una città, a volte conviene scendere in tangenziale e fare un giro più lungo ma a scorrimento veloce, piuttosto che imbottigliarsi nelle strade del centro. Le onde d’impatto dei meteoriti fanno lo stesso, tuffandosi nel mantello denso di Marte per viaggiare al doppio della velocità e riemergere dall’altra parte del pianeta in tempo record.
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