Dove sembrava non esserci niente, Webb ha trovato la galassia del lampo radio più lontano mai individuato

Un segnale radio durato pochi millisecondi, partito da oltre 10 miliardi di anni luce. Lo studio su Science racconta come è stato rintracciato.

Dove sembrava non esserci niente, Webb ha trovato la galassia del lampo radio più lontano mai individuato

Un lampo radio durato pochi millisecondi, partito da più di 10 miliardi di anni luce. È il più lontano mai individuato e batte di oltre il doppio il record di distanza precedente. Lo studio, guidato da Manisha Caleb dell’Università di Sydney, è uscito giovedì 8 ottobre su Science. L’evento si chiama FRB 20240304B. La sigla indica i fast radio burst, impulsi di onde radio brevissimi e potenti: gli astronomi ne hanno già catalogati migliaia, ma nessuno sa con certezza cosa li produca. Durano così poco che studiarli è molto difficile, e la loro origine resta poco chiara. Il segnale è stato captato da MeerKAT, una rete di 64 radiotelescopi in Sudafrica, che ne ha fornito anche una posizione molto precisa nel cielo. A quel punto è comparso il problema. La distanza era enorme, lo si capiva dalla dispersione del segnale, cioè dal ritardo con cui le diverse frequenze arrivano sulla Terra dopo aver attraversato lo spazio: più è grande, più la sorgente è lontana. Ma nel punto indicato i grandi telescopi da terra non vedevano niente. Cielo vuoto. L’ipotesi più probabile era che la galassia d’origine fosse troppo debole per essere ripresa. Ci ha pensato il telescopio spaziale James Webb. Il gruppo ha ottenuto tempo di osservazione con un programma riservato alle osservazioni urgenti, quelle che non possono aspettare. Prima ha usato la camera a infrarossi per tracciare il segnale radio e scattare un’immagine molto profonda della zona. «All’improvviso era lì», racconta la coautrice Themiya Nanayakkara, docente al Sydney Institute for Astronomy: una galassia debolissima, quasi esattamente dove la aspettavano.

Poi è toccato allo spettrografo, che ha scomposto la luce della galassia e ha trovato idrogeno e ossigeno. Funzionano come impronte digitali: in laboratorio si sa a quale lunghezza d’onda compaiono, quindi si può misurare di quanto l’espansione dell’universo le abbia spostate. Il risultato è un redshift di circa 2,15. La galassia si vede com’era quando il cosmo aveva circa tre miliardi di anni, un quinto della sua età attuale. La galassia ha qualcosa da raccontare anche per conto suo. Webb ha mostrato che è più piccola del previsto, povera di metalli (cioè di elementi diversi da idrogeno ed elio) e con una formazione stellare intensa. Un ambiente così si accorda con l’idea che almeno alcuni lampi radio nascano dalle magnetar, nuclei di stelle dal campo magnetico enorme che restano dopo l’esplosione di una supernova, più frequenti nelle galassie giovani e piene di nuove stelle. I ricercatori lo presentano come un indizio, senza dare la questione per chiusa. C’è un’altra conseguenza. Questi lampi esistevano già nelle prime fasi della storia dell’universo. Il gruppo vuole andare avanti. Quando un radiotelescopio individuerà un nuovo lampo con una posizione precisa, Webb potrà essere puntato subito sulla stessa zona. Nanayakkara ammette che non hanno idea di cosa troveranno, perché dipende da quello che comparirà nel cielo. Quel segnale è partito quando il Sole e la Terra non esistevano ancora.

https://www.livescience.com/space/astronomy/james-webb-telescope-pinpoints-the-most-distant-fast-radio-burst-ever-seen-more-than-doubling-the-previous-record

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