Respirare intensamente potrebbe modificare il modo in cui percepiamo noi stessi e il mondo circostante. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry, che ha esaminato gli effetti di particolari tecniche di respirazione sul cervello. La ricerca si è concentrata sull’high ventilation breathwork (HVB), una pratica che prevede di aumentare la frequenza o la profondità del respiro oltre i livelli normali. Alcuni partecipanti hanno riferito esperienze profonde, caratterizzate da una sensazione di unità con l’universo e da una temporanea riduzione dei confini del proprio ego. Gli scienziati hanno coinvolto 30 persone esperte in queste tecniche, analizzando la loro attività cerebrale attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI). I risultati hanno mostrato che la respirazione intensa può ridurre il flusso sanguigno cerebrale fino al 45%. Tuttavia, secondo i ricercatori, questo cambiamento non spiegherebbe da solo le esperienze vissute dai partecipanti.
Un ruolo importante potrebbe essere svolto dalla default mode network, una rete di aree cerebrali coinvolta nell’autoriflessione e nella percezione di sé. Durante le esperienze più intense, gli studiosi hanno osservato cambiamenti nell’attività di questa rete. Le sensazioni descritte presentano alcune somiglianze con quelle associate a sostanze psichedeliche come LSD e psilocibina, ma non esistono ancora studi diretti sufficienti per stabilire un’equivalenza. Gli autori sottolineano inoltre che servono ulteriori ricerche. Le tecniche intensive potrebbero essere rischiose per chi soffre di epilessia, problemi cardiovascolari, disturbo di panico o psicosi.


