Una testa trasparente che lascia intravedere due grandi occhi verdi: il pesce barreleye è uno degli animali più insoliti degli abissi e una nuova osservazione ha permesso agli scienziati di ammirarlo ancora una volta nel suo ambiente naturale. L’incontro è avvenuto al largo della baia di Monterey, in California, durante una spedizione dedicata allo studio degli animali gelatinosi delle profondità marine. I ricercatori del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI) stavano utilizzando il veicolo sottomarino telecomandato Doc Ricketts, impegnato in un’esplorazione a circa 90 chilometri dalla costa. Quando il mezzo si trovava a circa 600 metri di profondità, gli scienziati hanno individuato un esemplare di Macropinna microstoma. L’avvistamento è stato particolarmente apprezzato dal gruppo perché questo pesce viene osservato raramente e le sue caratteristiche sono difficili da studiare senza disturbarlo.
La specie vive nella cosiddetta zona crepuscolare dell’oceano, compresa approssimativamente tra 200 e 1.000 metri sotto la superficie. Qui la luce solare diminuisce rapidamente e gli animali devono sfruttare ogni minima fonte di illuminazione per individuare il cibo ed evitare i predatori. La caratteristica più sorprendente del barreleye è la calotta trasparente che protegge gli occhi. Questi organi sono tubolari e rivolti prevalentemente verso l’alto, una disposizione che permette al pesce di individuare le sagome delle prede illuminate dalla debole luce proveniente dalla superficie. Gli occhi possono inoltre ruotare in avanti quando l’animale deve concentrarsi su qualcosa davanti a sé, per esempio durante l’alimentazione. Questa capacità, confermata da osservazioni dirette, ha corretto le prime interpretazioni secondo cui lo sguardo sarebbe rimasto permanentemente rivolto verso l’alto. Il colore verde degli occhi contribuisce alla sensibilità visiva in un ambiente dove distinguere una sagoma o una debole sorgente luminosa può fare la differenza. Il pesce può restare quasi immobile nell’acqua, mantenendo la posizione grazie alle pinne, e aspettare che una preda passi nelle vicinanze. La sua anatomia mostra come l’evoluzione abbia prodotto soluzioni molto diverse da quelle degli animali che vivono in superficie. Nelle profondità oceaniche, dove le risorse sono limitate e la luce scarseggia, anche una struttura apparentemente bizzarra può rappresentare un vantaggio decisivo. L’avvistamento offre quindi un’occasione preziosa per studiare gli adattamenti degli organismi che abitano uno degli ambienti meno conosciuti del pianeta.


