Una scoperta scientifica potrebbe cambiare ciò che sappiamo sugli anfibi. Due scheletri fossili quasi completi, rinvenuti in Cina, suggeriscono che Gerrothorax maritimus fosse un anfibio capace di vivere interamente in mare circa 237 milioni di anni fa, durante il Triassico superiore. Lungo circa un metro, questo animale aveva un corpo tozzo e una robusta corazza ossea. Secondo i ricercatori, trascorreva gran parte del tempo sul fondale oceanico, aspettando le prede per catturarle con un rapido movimento di aspirazione. La scoperta è particolarmente importante perché gli anfibi moderni dipendono generalmente dagli ambienti d’acqua dolce. La loro pelle permeabile, infatti, li rende vulnerabili all’elevata salinità marina. Nessuna delle circa 8.000 specie di anfibi attualmente conosciute vive stabilmente in mare.
Come riusciva, quindi, G. maritimus a sopravvivere in queste condizioni? Gli scienziati ipotizzano che la sua corazza limitasse il contatto della pelle con l’acqua salata e che le branchie contribuissero alla gestione dell’ambiente marino. Anche la posizione dei fossili sostiene questa teoria. I resti sono stati trovati a circa 30 chilometri dalle isole più vicine e conservano persino le dita, suggerendo che gli animali morirono vicino al loro habitat naturale. Inoltre, l’analisi dello stronzio presente nelle ossa ha rivelato valori compatibili con quelli dell’oceano del Triassico. Se confermata, questa interpretazione dimostrerebbe che alcuni anfibi preistorici riuscirono a conquistare un ambiente considerato oggi estremamente difficile per la loro sopravvivenza.


