Una grotta in Francia rivela legami tra i popoli dell’Europa di 30.000 anni fa

Il DNA di 3 individui gravettiani mostra contatti tra gruppi occidentali e orientali. Lo studio è pubblicato su Science Advances.

interno di una grotta con stalagmiti

Tre persone vissute in Europa circa 30.000 anni fa erano biologicamente più vicine tra loro di quanto si pensasse. Il DNA di una donna sepolta nella Francia sud-occidentale mostra anche legami genetici con gruppi dell’Europa orientale e centrale. I risultati suggeriscono che, durante il Gravettiano, le popolazioni europee non fossero isolate e che la grotta di Isturitz potesse essere un importante centro di scambi culturali e biologici.

La ricerca, pubblicata il 23 ottobre sulla rivista Science Advances, ha analizzato i genomi di tre individui vissuti nel periodo gravettiano, provenienti da territori che oggi corrispondono a Spagna, Francia e Italia. Il Gravettiano fu una cultura dell’età della pietra diffusa in Europa all’incirca dal 34.000 al 25.000 a.C., poco dopo la scomparsa dei Neanderthal dal continente. Tra i reperti associati a questa cultura ci sono opere d’arte portatili, come le statuette di Venere e gli ornamenti gravettiani.

Le conoscenze genetiche su quel periodo sono ancora limitate: finora è stato possibile recuperare DNA antico da appena due dozzine di scheletri umani gravettiani. Sulla base dei pochi genomi studiati in precedenza, gli esperti ritenevano che i gruppi dell’Europa occidentale fossero in gran parte separati da quelli orientali. «I nostri risultati dimostrano che le popolazioni dell’Europa orientale e occidentale non erano geneticamente isolate quanto si pensava in precedenza», ha dichiarato in un comunicato Pere Gelabert, primo autore dello studio e antropologo evoluzionista all’Università di Vienna.

La prova più evidente dei contatti tra Est e Ovest viene da una donna morta circa 30.000 anni fa, i cui resti sono stati trovati nella grotta di Isturitz, nella Francia sud-occidentale. Il suo DNA è più simile a quello dei gruppi dell’Europa occidentale già conosciuti, ma presenta anche una componente genetica collegata alle popolazioni dell’Europa orientale e centrale. Gli autori hanno stimato che questo flusso genico, cioè il trasferimento di varianti genetiche tra popolazioni, risalga a circa 31.500-32.500 anni fa. Secondo i ricercatori, potrebbe essere dovuto agli spostamenti di gruppi provenienti dall’Europa orientale durante il Gravettiano.

La grotta di Isturitz fu utilizzata inizialmente dai Neanderthal e venne abitata a più riprese tra circa 80.000 e 10.000 anni fa. Al suo interno sono state rinvenute anche coppe ricavate da crani umani, datate a circa 15.000-12.000 anni fa. La sua posizione, in un passaggio strategico tra l’Europa continentale e la penisola iberica, rafforza l’ipotesi archeologica che fosse un centro culturale e biologico importante per decine di migliaia di anni durante il Paleolitico superiore, o età della pietra antica.

Tutti e tre i genomi appena analizzati mostrano stretti legami con gruppi dell’Europa occidentale. Le caratteristiche genetiche suggeriscono inoltre che gli individui avessero pelle, capelli e occhi scuri. Nessuno dei tre aveva genitori strettamente imparentati tra loro: un dato compatibile con l’ipotesi che quelle popolazioni evitassero la consanguineità, anche se da solo non dimostra che lo facessero intenzionalmente.

«Nel complesso, i nostri risultati suggeriscono che la struttura delle popolazioni e il flusso genico nell’Europa occidentale durante il Gravettiano fossero più complessi e dinamici di quanto si pensasse in precedenza», hanno scritto i ricercatori. La scarsità di genomi disponibili, tuttavia, limita ciò che si può concludere sulla diffusione e sull’intensità dei contatti tra le diverse popolazioni.

Fonte: livescience.com

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Redazione Scienze Notizie
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