Un virus progettato dall’intelligenza artificiale è stato somministrato a un essere umano: quali sono i rischi?

Radical Numerics ha annunciato fagi ingegnerizzati con l'IA su un paziente. In laboratorio eliminano i batteri isolati, ma non c'è peer review

Un virus progettato dall’intelligenza artificiale è stato somministrato a un essere umano: quali sono i rischi?

Il 20 ottobre la startup californiana Radical Numerics, con sede a San Francisco, ha annunciato che virus ingegnerizzati con il suo sistema di intelligenza artificiale, Omnii-1, sono stati somministrati a un paziente con un’infezione batterica resistente ai farmaci. L’esito clinico non è stato comunicato: l’azienda non dice se il paziente sia migliorato e cita motivi di privacy. I risultati non hanno superato una revisione paritaria.

I virus in questione sono batteriofagi, che infettano i batteri e non le cellule umane. Il trattamento è stato dato con la procedura di uso compassionevole, sotto responsabilità di un medico, che consente di offrire terapie sperimentali a pazienti gravi quando mancano alternative soddisfacenti. Secondo l’azienda, in test di laboratorio i virus hanno eliminato i batteri isolati dall’infezione del paziente. Non sono noti i fagi esatti somministrati, le altre terapie ricevute né i dettagli dell’infezione, quindi il caso non permette di valutarne il peso clinico.

Omnii-1 è un modello linguistico del genoma, addestrato su sequenze biologiche. Genera progetti di fagi e prevede quali possano infettare determinati ceppi batterici. Non inventa un virus da zero: parte da un fago noto e ridisegna regioni precise del suo genoma, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui riconosce i batteri senza compromettere il suo funzionamento. In un esperimento descritto nel rapporto tecnico dell’azienda, è stata modificata la proteina gp17 del fago T7, che riconosce i recettori di Escherichia coli. Il 69,9% delle varianti progettate dall’IA con 11-15 sostituzioni di amminoacidi è stato recuperato in laboratorio, contro il 4,8% dei controlli casuali. «Recuperato» significa che il fago ingegnerizzato è stato rilevato dopo il tentativo di produrlo, non che funzioni contro un’infezione pericolosa. I dati vengono dall’azienda, non da verifiche indipendenti.

La terapia con i fagi esiste da oltre un secolo ed è proseguita in Paesi come Georgia e Polonia dopo l’arrivo degli antibiotici. Oggi torna d’interesse per la resistenza antimicrobica: secondo le stime pubblicate su The Lancet, nel 2021 ha causato direttamente circa 1,14 milioni di morti nel mondo ed è stata associata a circa 4,71 milioni di decessi complessivi.

I rischi noti non spariscono perché il virus non infetta l’uomo. Distruggere molti batteri insieme può liberare endotossine e provocare febbre o reazioni infiammatorie. Alcuni fagi possono trasferire geni tra batteri, comprese resistenze o fattori di virulenza. I batteri possono sviluppare resistenza anche ai fagi. Una linea guida di consenso pubblicata su Nature Medicine a settembre 2026 ritiene che le prove disponibili supportino in generale la sicurezza di fagi preparati con cura, e chiede controlli di qualità, monitoraggio dei pazienti e studi clinici più solidi.

Per ora resta un caso singolo, senza esito noto e senza pubblicazione sottoposta a revisione.

https://www.zmescience.com/science/news-science/ai-designed-virus-human-patient-copy

Condividi l'articolo