Tra il 1998 e il 2020 le mangrovie lungo le coste cinesi sono aumentate del 166 per cento, passando da circa 10.600 a oltre 28.000 ettari. Nello stesso periodo, le specie di uccelli registrate in questi habitat sono salite da 148 a 397, mentre quasi raddoppiavano quelle considerate minacciate dalla IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura. I risultati emergono da uno studio dell’Università di Ningbo, pubblicato sulla rivista The Innovation.
Per ricostruire i cambiamenti, i ricercatori hanno analizzato 22 anni di immagini satellitari di cinque province costiere, oltre a Hong Kong e Macao. Hanno esaminato 13.308 immagini Landsat attraverso la piattaforma Google Earth Engine e le hanno confrontate con i dati sui censimenti degli uccelli raccolti dal Global Biodiversity Information Facility.
Per decenni, le mangrovie cinesi erano state abbattute per fare spazio ad allevamenti di gamberetti, porti e nuove costruzioni. Negli anni Novanta era scomparso circa due terzi delle foreste, un tempo molto estese. In seguito, la Cina ha avviato un ampio programma di ripristino, che ha trasformato tratti della costa e creato nuove opportunità per la fauna selvatica.
La crescita più rapida si è verificata tra il 2003 e il 2008, quando le mangrovie si sono estese di 4.558 ettari in cinque anni. L’aumento è seguito al Piano d’azione per la protezione delle zone umide del 2000, che ha contribuito a indirizzare risorse e attenzione verso il recupero degli habitat costieri. Altre misure di tutela ambientale hanno poi rafforzato gli interventi.
Guangdong, Hong Kong, Macao e Guangxi hanno rappresentato oltre l’88 per cento dell’aumento nazionale. Hainan ha guadagnato 1.678 ettari. In Zhejiang e Fujian, più a nord, le mangrovie attecchiscono con minore regolarità e gli incrementi sono stati modesti. In queste regioni alcune piante messe a dimora sono andate perdute: le ondate di freddo possono uccidere gli esemplari giovani e i tifoni danneggiare le foreste. Nel 2008, il tifone Nuri ha spazzato via in un solo passaggio l’80 per cento delle giovani mangrovie appena piantate nel Guangdong.
Il legame tra il ritorno degli uccelli e l’espansione delle foreste, tuttavia, non si riduce alla semplice relazione «più alberi, più uccelli». Per analizzarlo, il gruppo ha utilizzato un modello statistico di analisi dei percorsi basato sui minimi quadrati parziali, che permette di esaminare le relazioni tra più fattori. L’estensione delle mangrovie è risultata il fattore diretto più forte per la ricchezza di specie, cioè il numero di specie presenti. Per la diversità complessiva degli uccelli, invece, il principale fattore diretto è stato il fitoplancton: l’insieme di organismi microscopici che costituisce una base fondamentale delle reti alimentari marine.
Secondo i ricercatori, l’espansione delle mangrovie può modificare la chimica dell’acqua e il flusso di nutrienti nelle zone costiere vicine. Lo studio ha rilevato un’associazione tra la crescita delle foreste e cambiamenti delle condizioni costiere favorevoli al fitoplancton. Questi cambiamenti potrebbero aver favorito pesci e gamberetti e, di conseguenza, gli uccelli che se ne nutrono. Il clima ha mostrato effetti indiretti: temperature e precipitazioni più elevate hanno reso le condizioni più favorevoli alla crescita delle mangrovie.
Anche la vegetazione è diventata più fitta: la copertura media delle aree di mangrovie è passata dal 31 al 38 per cento. Questo dato suggerisce che le foreste offrano più habitat riparato, utile agli uccelli per riprodursi e riposare.
Resta però difficile stabilire quanto l’aumento delle specie registrate rifletta un effettivo recupero ecologico e quanto dipenda da un monitoraggio più capillare. Negli ultimi vent’anni la comunità cinese di appassionati di birdwatching è cresciuta molto, anche grazie all’aumento dei redditi e a piattaforme come eBird. Specie presenti da tempo, ma mai segnalate, vengono oggi osservate e registrate. Il passaggio da 148 a 397 specie riflette quindi probabilmente sia il recupero degli habitat sia una maggiore capacità di rilevamento; secondo lo studio, non esiste un metodo statistico affidabile per separare i due contributi. Questa incertezza non mette in dubbio l’espansione delle mangrovie, documentata dalle immagini satellitari, ma invita a interpretare con cautela i dati sugli uccelli.
Un’altra possibile conseguenza riguarda le distese fangose intertidali, le aree costiere che vengono sommerse e scoperte con le maree. L’espansione delle mangrovie può avvenire a loro spese, riducendo habitat di alimentazione importanti per gli uccelli limicoli migratori. Per alcune specie, dunque, un aumento netto degli alberi potrebbe accompagnarsi a una perdita di habitat.
L’esperienza cinese mostra che interventi di ripristino continuativi possono contribuire a invertire decenni di perdita di mangrovie. Ma il recupero degli ecosistemi costieri dipende anche da tempeste, cambiamenti degli habitat e necessità diverse tra le specie: non basta piantare alberi, occorre considerare l’intera rete di forme di vita che le foreste sostengono.
Fonte: earth.com


