La Via Lattea nell’arte dell’antico Egitto: nuove scoperte

Esplorando il legame tra la dea Nut e la galassia

La Via Lattea nell’arte dell’antico Egitto

Il maestoso fiume di stelle che costituisce il piano della Via Lattea nel cielo notturno ha trovato una sorprendente rappresentazione nell’arte dell’antico Egitto. Alcuni affreschi che ritraggono la dea Nut, sui lati di elaborate bare, sembrano contenere interpretazioni stilizzate della nostra galassia. Questa affascinante scoperta è il risultato di un’analisi condotta dall’astrofisico Or Graur, ricercatore presso l’Università di Portsmouth nel Regno Unito. Graur ha esaminato centinaia di bare egizie, scoprendo che queste rappresentazioni sono così dettagliate da includere la sinuosa e spessa striscia di polvere che si snoda attraverso il flusso di stelle che illumina il firmamento. La connessione tra arte e astronomia nell’antico Egitto offre spunti interessanti per comprendere la visione cosmologica di una delle civiltà più affascinanti della storia.

Rappresentazioni del Fiume di Stelle della Via Lattea Trovate nell'Arte Egizia Antica
Nut appare spesso all’interno dei coperchi dei sarcofagi, come questa rappresentazione nel sarcofago di Peftjauneith.
rob koopman/Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0

Nut: la dea del cielo e della galassia

Nut è una delle divinità più antiche del pantheon egizio, associata al cielo e a tutto ciò che in esso si trova. Viene frequentemente raffigurata come una donna nuda, il cui corpo è adornato con simboli cosmici, come stelle e soli, mentre si curva protettivamente sopra le figure sottostanti, simboleggiando il cielo stesso. In un articolo pubblicato nell’aprile 2024, Graur ha avanzato l’ipotesi che gli egizi potessero considerare il piano della Via Lattea come una manifestazione della dea Nut. Per approfondire questa teoria, ha esaminato le opere d’arte disponibili, cercando indizi che potessero confermare la sua intuizione. La figura di Nut non è solo un simbolo del cielo, ma rappresenta anche un legame profondo tra l’umanità e l’universo.

Rappresentazioni del Fiume di Stelle della Via Lattea Trovate nell'Arte Egizia Antica
La rappresentazione di Nut sul sarcofago di Nesitaudjatakhet. O. Graur,

Rappresentazioni del Fiume di Stelle della Via Lattea Trovate nell'Arte Egizia Antica
Un dipinto di Nut dalla tomba di Ramses IV. O. Graur,

Rappresentazioni di Nut nell’arte funeraria

La figura di Nut è particolarmente presente nell’arte funeraria, poiché uno dei suoi ruoli principali era quello di proteggere i defunti durante il loro viaggio nell’aldilà. Graur ha focalizzato la sua ricerca sulle rappresentazioni di Nut presenti su elementi di bare risalenti a circa 4.600 anni fa. Nella maggior parte dei casi, la dea è rappresentata o nuda o decorata con stelle. Tuttavia, un caso specifico ha catturato l’attenzione del ricercatore: la bara di una donna vissuta durante la XXI Dinastia, tra il 1077 e il 943 a.C., di nome Nesitaudjatakhet, una cantante devota a Mut e Amun-Re. Il dipinto di Nut sulla sua bara presenta una caratteristica intrigante: una lunga e spessa linea ondulata che percorre il corpo della dea, con stelle dipinte su entrambi i lati. Questa scoperta offre una nuova prospettiva sulla comprensione delle credenze religiose e cosmologiche degli antichi egizi.

La curva ondulata e il significato cosmologico

“Ritengo che questa curva ondulata rappresenti la Via Lattea e potrebbe simboleggiare il Grande Rifts, la banda scura di polvere che attraversa la luminosa striscia della Via Lattea”, afferma Graur. Non si tratta dell’unico dipinto di Nut con questa peculiarità, ma è certamente raro. Il ricercatore ha identificato solo altre quattro rappresentazioni in cui il corpo di Nut è accompagnato da una lunga linea sinuosa, e nessuna di queste proviene da una bara. Questa rarità suggerisce che Nut e la Via Lattea non siano sinonimi, ma piuttosto rappresentazioni distinte di fenomeni celesti. La ricerca di Graur offre un’importante riflessione sulla complessità delle credenze cosmologiche nell’antico Egitto.

Il dialogo tra scienza e cultura nell’antico Egitto

Questa scoperta mette in luce quanto poco conosciamo riguardo all’interazione complessa tra spiritualità e scienza nell’antico Egitto, nonché il modo in cui le divinità venivano rappresentate e il significato di tali rappresentazioni. Inoltre, evidenzia l’importanza della ricerca interdisciplinare e le nuove intuizioni che possono emergere da prospettive innovative. Infine, Graur sottolinea l’importanza di garantire l’accesso alle risorse. “I cataloghi assemblati in questo studio evidenziano la necessità di digitalizzare completamente i cataloghi dei musei e di renderli accessibili gratuitamente attraverso piattaforme online”, scrive. “Sono profondamente grato ai musei che hanno già reso le loro collezioni disponibili in questo modo e invito altri musei, così come i governi e le fondazioni private che li sostengono, a creare collezioni digitali simili”. La sua analisi è stata pubblicata nel Journal of Astronomical History and Heritage, contribuendo a un dialogo sempre più ricco tra scienza e cultura. Questa interazione è fondamentale per comprendere il nostro passato e il nostro posto nell’universo.