Il 16 settembre 2025, la Commissione indipendente di inchiesta delle Nazioni Unite (COI) sui territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est e Israele, ha pubblicato un rapporto cruciale sulla situazione a Gaza. Questo documento, che segna un punto di svolta, riconosce ufficialmente che nella Striscia di Gaza è in corso un genocidio nei confronti della popolazione palestinese. La COI ha esortato Israele a implementare un cessate il fuoco totale e duraturo, garantendo un accesso incondizionato agli aiuti umanitari, che includono cibo, acqua potabile, attrezzature mediche e medicinali. Questo rapporto non solo evidenzia la gravità della situazione, ma sottolinea anche l’urgenza di un intervento internazionale per proteggere i diritti umani e garantire la sicurezza della popolazione civile.
Analisi del Rapporto della COI
Il rapporto della COI rappresenta un’analisi legale approfondita della condotta di Israele a Gaza, esaminando in dettaglio gli elementi che definiscono il crimine di genocidio, come stabilito dalla Convenzione sulla prevenzione e la punizione del genocidio del 1948. Le conclusioni della COI si basano su indagini dirette e sull’interpretazione della giurisprudenza dei tribunali penali internazionali, utilizzando prove raccolte nel corso delle sue indagini. I fatti riportati nel rapporto, sebbene non esaustivi, sono stati selezionati dagli esperti come rilevanti per l’analisi del genocidio, evidenziando la necessità di una risposta internazionale adeguata e tempestiva.
Il documento si concentra sugli eventi verificatisi nella Striscia di Gaza tra il 7 ottobre 2023 e il 31 luglio 2025, escludendo gli eventi precedenti agli attacchi terroristici di Hamas e le violazioni dei diritti umani in Cisgiordania durante lo stesso periodo. La COI ha applicato il criterio di fondati motivi per concludere, uno standard di prova comunemente utilizzato dalle commissioni internazionali di inchiesta sui diritti umani, differente dal criterio di “oltre ogni ragionevole dubbio” impiegato nei tribunali penali. Questo approccio riflette il ruolo complementare delle commissioni internazionali nei processi di indagine giudiziaria, sottolineando l’importanza di garantire giustizia e responsabilità.
In base agli standard di prova internazionali, il rapporto fornisce evidenze verificate sufficienti per affermare che la condotta di Israele possa essere qualificata come genocidio. Questo riconoscimento è fondamentale per mobilitare la comunità internazionale e promuovere azioni concrete per fermare le violazioni dei diritti umani e garantire la protezione della popolazione civile.
Elementi Costitutivi del Genocidio
Analizzando gli elementi costitutivi del genocidio, la COI ha concluso che le forze israeliane hanno perpetrato quattro dei cinque atti definiti come genocidio, con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come stabilito dalla Convenzione ONU del 1948. Questi atti includono:
- L’uccisione di membri del gruppo.
- Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo.
- Infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita tali da provocarne la distruzione fisica, in tutto o in parte.
- Imporre misure destinate a prevenire nascite all’interno del gruppo.
Secondo il rapporto dell’ONU, tutti questi atti sono stati compiuti con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Questo riconoscimento è cruciale per comprendere la gravità della situazione e la necessità di un intervento internazionale per proteggere i diritti umani.
Il documento fornisce dettagli specifici e documentati riguardanti tali atti. Tra questi, si segnalano attacchi ai civili durante le evacuazioni, circa 500 attacchi a strutture sanitarie, l’uso inadeguato di armi “intelligenti” in aree densamente popolate e attacchi mirati contro personale medico e operatori umanitari. Inoltre, il rapporto denuncia il maltrattamento e la tortura di oltre 4.500 prigionieri palestinesi in custodia israeliana, nonché violenze sessuali e di genere perpetrate contro i detenuti. Viene evidenziata anche la distruzione sistematica delle strutture di maternità, un incremento del 300% degli aborti spontanei dal 7 ottobre 2023 e attacchi alla principale clinica di fertilità di Gaza, che ha portato alla distruzione di circa 4.000 embrioni.
Intenzione Genocida e Implicazioni
Perché tali atti possano essere qualificati come genocidio, è necessario che siano compiuti con un’intenzione specifica di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo palestinese nella Striscia di Gaza. Sulla base delle evidenze dirette e circostanziali disponibili, la COI ha concluso che le dichiarazioni delle autorità israeliane, che hanno ripetutamente disumanizzato i palestinesi e invocato vendetta e annientamento, costituiscono una prova di tale intenzione. Il rapporto afferma che “l’unica inferenza ragionevole che può essere tratta dal modello di condotta delle forze di sicurezza israeliane a Gaza è la prova di un’intenzione genocida”. Questo riconoscimento è fondamentale per mobilitare la comunità internazionale e promuovere azioni concrete per fermare le violazioni dei diritti umani.
Il rapporto sottolinea che Israele non solo ha fallito nel prevenire il genocidio, ma continua a perpetrarlo senza alcuna punizione per i crimini commessi contro i palestinesi nella Striscia di Gaza. La COI esorta tutti gli Stati a prevenire il genocidio, interrompendo il trasferimento di armi a Israele e garantendo che individui e aziende non contribuiscano a tali azioni. Inoltre, gli Stati sono chiamati a promuovere indagini interne e a collaborare con la Corte penale internazionale (CPI) nella raccolta di prove riguardanti il crimine e l’incitamento al genocidio. Infine, la COI raccomanda che il Procuratore della CPI amplii le sue indagini sulla situazione in Palestina, includendo il genocidio tra i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità.
Prima della pubblicazione di questo rapporto, altri meccanismi delle Nazioni Unite avevano già stabilito che Israele stava commettendo genocidio a Gaza. Tuttavia, il livello di dettaglio e la robustezza delle prove presentate in questo documento sono tali da lasciare poco spazio al dubbio o a giustificazioni secondo cui Israele stia agendo in legittima difesa. È fondamentale che la comunità internazionale prenda atto di queste evidenze e agisca per garantire la protezione dei diritti umani e la giustizia per la popolazione palestinese.
